Riceviamo e pubblichiamo

​L’operazione Sacal alle spalle del territorio
Apprendiamo dalla stampa, l’interessamento del management della Sacal per il bando Enac che riguarda la gestione totale degli aeroporti di Crotone e di Reggio Calabria.

La notizia non è precisamente un “fulmine a ciel sereno”, anzi.

I movimenti dell’azienda che gestisce l’aeroporto di Lamezia erano evidenti da tempo, così come risulta evidente il disinteresse da parte del Governatore Oliverio sulla Sagas, società creata ad hoc dalla Regione Comune di Isola e Comune di Crotone per la gestione aeroportuale dello scalo crotonese.

Due più due in politica difficilmente fa quattro, ma mai come questa volta l’aritmetica la fa da padrone, e nella terra di Pitagora di aritmetica ce ne intendiamo eccome.

L’operazione Sacal è però un’operazione nata male e condotta, politicamente, peggio.

La società di gestione aeroportuale unica regionale è un obiettivo a cui potremmo guardare anche con interesse se non fatta alle spalle dei territori.

Una società unica regionale dovrebbe nascere in coordinamento con i diversi soggetti istituzionali, tramite una seria concertazione, e non per “incoming” di due infrastrutture sotto una società che ne gestisce già una terza.

L’aeroporto di Crotone ha una valenza strategica se viene considerato come lo scalo dello Ionio e soprattutto se coinvolto in una gestione integrata con il sistema portuale della costa. Sibari, Corigliano, Rossano, Cirò Marina, Crotone e Isola Capo Rizzuto, costituiscono l’asse su cui si deve programmare lo sviluppo di una costa da troppi anni scomparsa dall’agenda politica dei diversi governi regionali e nazionali.

Aeroporto e porto sono due ingranaggi fondamentali nello strumento di sviluppo turistico della costa ionica.

Come si può pensare di programmare lo sviluppo di un territorio se nella gestione di una delle infrastrutture strategiche, come l’aeroporto, il territorio viene scientificamente ignorato?

Ci chiediamo come mai, se si voleva realizzare una strategia comune sui tre aeroporti calabresi, non si è minimamente pensato a creare un consorzio regionale coinvolgendo le realtà locali? Eppure il bando Enac lascia aperta proprio la strada ad un consorzio o a un’associazione temporanea d’impresa.

Ed inoltre vorremmo comprendere quali siano le realtà esistenti in mano pubblica che producono equilibri di bilancio.

Ed infine è ipotizzabile che la Calabria si chiuda a qualunque coinvolgimento di intrapresa esterna che crei interconnessioni con altre realtà economiche?

Risulta quindi evidente che, come capita spesso quando si ragiona della costa ionica, si sta applicando strategie confuse che a tutto mirano tranne che al reale sviluppo di questa parte di Calabria. 

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