Riceviamo e pubblichiamo

A pochi mesi dal Referendum abrogativo sulle concessioni inerenti alle trivellazioni in mare, è Crotone la città più a rischio.
Il Ministero dell’ambiente ha, infatti, autorizzato due compagnie petrolifere alla perlustrazione ed alla ricerca di idrocarburi  in mare, con l’utilizzo della tecnica airgun tra Puglia, Basilicata e Calabria.
La valutazione di impatto ambientale conclusasi presso il Ministero dell’ambiente a favore, tra l’altro, di un’istanza di prospezione nello Ionio per ben 4000kmq  promossa dalla Schlumberger e dalla Globalmed, riguarda le coste a largo della nostra città.
Questa tecnica può provocare danni alla fauna marina, causando alterazioni comportamentali, talvolta letali, in specie marine assai diverse, in particolare per i cetacei, fino a chilometri di distanza. Senza calcolare i danni economici alle attività di pesca e all’economia locale. Una tecnica criticata non solo dalle associazioni ambientaliste, ma anche dalla comunità scientifica.
A peggiorare la situazione la scoperta di una mega-faglia silenziosa che si estende per circa 1000 km quadrati di superficie, dalle zone pedemontane della Sila, fino alla scarpata sottomarina antistante che interessa la costa crotonese ed il promontorio di Capocolonna. I dati strumentali indicano che questa immensa lingua di terra sta scivolando verso lo Ionio, con un movimento lento ma inesorabile, al ritmo di qualche millimetro l’anno. Il fenomeno della subsidenza, confermano gli studi di numerose università, è legato imprescindibilmente alle enormi esplosioni provocate nell’ambiente sottomarino dalle ricerche di idrocarburi con il metodo airgun.
La tutela del territorio e di parte della nostra economia è nuovamente minacciata dagli interessi delle multinazionali e delle lobbies, tanto care a questo Governo. Come dimenticare l’invito accorato a non recarsi alle urne il 17 aprile scorso da parte del Presidente del Consiglio e dei membri del suo partito e, finanche dell’ex Presidente Napolitano, attualmente tutti sostenitori della riforma costituzionale per la quale gli italiani sono chiamati a votare il prossimo 4 dicembre.
Nulla avviene per caso, e così può capitare che la riforma tanto cara al Governo delle Banche e delle multinazionali, preveda la modifica del titolo V della costituzione, inerente ai rapporti con le autonomie locali. La promossa modifica costituzionale intende sventrare la competenza delle regioni in materie di primario interesse territoriale, quali ambiente ed energia.
Dunque, l’obiettivo di questa riforma è quello di impedire che i governi regionali possano impugnare provvedimenti autorizzativi come quello da poco approvato presso il Ministero dell’ambiente, provvedimenti dannosi per il territorio nella sua conformazione ambientale e per l’economia dei comuni interessati.
Il M5S di Crotone, in prima linea contro una riforma costituzionale imposta e pericolosa,  ritiene inaccettabile la posizione assunta dall’amministrazione comunale capitanata dal sindaco Pugliese a favore della riforma. Sostenere il ddl Boschi per una città come Crotone significa svendere il nostro mare e le nostre risorse alle multinazionali accettando, per di più, di rinunciare alla supremazia di governo del territorio che permetterebbe di frenare o inibire patti scellerati come quello in atto tra il Governo Renzi e le compagnie petrolifere.
E come sempre a pagare sono i territori più deboli. Ci saremmo aspettati da un uomo che dice di amare il mare una posizione diametralmente opposta rispetto ad una riforma che ricentralizza il potere di intervento, trasformandolo in una sorta di “diritto di vita e di morte” sui territori, costretti ad obbedire ciecamente al volere di Roma.

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