“Quella con cui abbiamo a che fare quotidianamente, è una epidemia silenziosa.

Una patologia che colpisce il 10% della popolazione mondiale, sarebbe a dire una persona su dieci.

Stiamo parlando di insufficienza renale cronica, per la quale prima di ogni altra cosa, bisognerebbe spendere di più per la prevenzione e per gli studi epidemiologici, ovviamente riferiti alla nostra realtà, per incidenza e prevalenza, su diversi campioni della popolazione.

Perché è solo ritardando il manifestarsi della patologia che riusciremo a migliorare lo stato di salute e la qualità che della vita di chi soffre di insufficienza renale ed è costretto ad un trattamento dialitico”.

Ha voluto iniziare dai concetti basilari, più importanti e prioritari, Giuseppe Rizzuti, direttore di Nefrologia e Dialisi all’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, in un’occasione speciale e molto particolare: i quarant’anni di nefrologia cronica a Crotone e dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi.

Una ricorrenza che non poteva passare inosservata, e che diventerà un importante momento di riflessione e informazione, grazie al convegno che si svolgerà venerdi 25 novembre, alle ore 16.30, presso la Sala Biblioteca del presidio ospedaliero di Crotone.

Interverranno il Commissario Straordinario dell’Asp di Crotone Sergio Arena, il Direttore Sanitario Agostino Talerico, il Direttore Sanitario Angelo Carcea, il Presidente Ordine Medici di Crotone Enrico Ciliberto.

Illustri ospiti del convegno, il professor Alessandro Antonelli, il professor Matteo M.Mauro, il dottor Giovanni Cuzzocrea.

Chiuderà l’evento la Lettura Magistrale del professor Carmine Zoccali, Presidente eletto 2017/2020 Società Europea di Nefrologia Dialisi e Trapianti “Era-Edta”, con “Le terapie dialitiche attuali e quelle future”.

Tornando ai quarant’anni del reparto, ecco come il dottor Rizzuti preferisce definirlo, come funziona, e di cosa avrebbe bisogno.

“Credo che l’Unità Operativa Nefrologia e Dialisi del nostro ospedale sia una buonissima realtà per il territorio crotonese, ma che però, per conservare la lunga e positiva tradizione, necessiterebbbe di un po’ più di personale.

Mi riferisco nello specifico ai medici. 

Quando arrivai, nel 2012, ce n’erano 12, oggi invece solo otto.

Dopo di che, credo sia essenziale procedere per priorità. Il primo attore deve essere il medico di base, che una volta individuata la patologia, deve capire quando è il momento di indirizzare il paziente dal nefrologo.

Poi, bisognerebbe prestare molta attenzione alle terapie ed alle norme dietetiche, che necessitano di un pre requisito, cioè la terapia deve essere condivisa da medico e paziente.

Dopo di che si è pronti ad affrontare la terza sfida, la healt economics (medicina della salute), grazie alla quale si dovrà passare dalla esperienza di pochi illuminati, a quella della evidenza, perché misurabile e più democratica. 

Passare cioè dagli aggettivi ai numeri, che suffragheranno la teoria.

Sarà “il ragioniere” oppure il medico a definire le decisioni? Bisognerà sopravvivere, sopravvivere bene, e al minor costo possibile”.

Promemoria doveroso: nel nostro Paese, sono circa 50.000 i pazienti dializzati, di questi solo 4.000 in dialisi peritoneale. Ogni anno si registrano oltre 8.000 nuovi casi di malati costretti a ricorrere alla dialisi per poter sopravvivere.

Sono 20.000 invece i portatori di trapianto renale, 9.000 i dializzati in attesa di trapianto.

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