Riceviamo e pubblichiamo
La Calabria si ribella alla migrazione sanitaria
Richiesta di un tavolo urgente con il ministero della sanità e governo regionale

E’ ora di dire basta ed affrontare seriamente, una volta per tutte il tema della mobilità sanitaria. Gli ultimi dati pubblicati dal ministero e riferiti all’anno 2015 (PNE Esiti) sono gravi ed evidenziano come la migrazione sanitaria dalla Calabria non si arresta e addirittura aumenta, con una situazione che risulta essere molto, anzi troppo preoccupante. Qualche esempio: nel 2014 l’80.6% dei calabresi emigrava per tumore del polmone, nel 2015 diventano il 92,7%. Nel 2014 il 41,1% delle donne calabresi con cancro del seno vanno fuori Regione, mentre nel 2015 il dato cresce al 45,6%.

Complessivamente, considerando la chirurgia per le neoplasie più importanti (polmone, seno, colon retto, prostata, vescica e tumori ginecologici), la migrazione sanitaria in Calabria nel 2015 supera il 40%. Un dato sconcertante, grave e che non può essere ignorato. Il valore economico annuo di queste migrazioni sanitarie è pari a circa 300milioni di euro ed investe 60.000 famiglie di calabresi e nel 2016, solo in Calabria sono stimati 10.400 nuovi casi di tumore.
Il governo nazionale deve prenderne atto e deve affrontare seriamente il problema perché come se non bastasse la devastazione fisica e psicologica che implica ricevere una diagnosi di cancro, essere costretti a frequenti e costosissimi “viaggi della speranza” per curarsi è una vera è propria disgrazia, non più sopportabile.
A questo si aggiunge quello che è diventato un vero e proprio scandalo nazionale ed una “vergogna” per la Calabria intera : esiste a Crotone una struttura che rappresenta un vero e proprio Polo Oncologico, l’unico Polo Oncologico della regione, una struttura completa, altamente qualificata e con le migliori tecnologie esistenti sul panorama internazionale, ma che i commissari inviati dal Ministero della Salute, vogliono tenere chiusa, o più precisamente vorrebbero farla funzionare con soli 3 milioni di euro, la somma sufficiente a tenerla aperta per pochi mesi.
Un contentino che offende non solo quello che la struttura rappresenta ma soprattutto i crotonesi ed i calabresi che con i risparmi di famiglia sono costretti a emigrare in Lombardia, Lazio, Emilia Romagna.
Certo la struttura crotonese non risolve in toto il problema della mobilità sanitaria ma rappresenta il primo vero tentativo di emarginarla. Diversi i professionisti che hanno sposato il progetto e tanti i collegamenti funzionali con le realtà mediche dove abitualmente si rivolgono gli emigranti. È alquanto palese che ignorarla sarebbe un vero e proprio schiaffo alla nostra regione.
Ecco perché come Comitato nato a favore e supporto del Marrelli Hospital, chiediamo che finalmente il Governo Nazionale si faccia carico di questo problema, e convochi un tavolo serio ed urgente per quello che tra i tanti problemi è diventato quello principale per i calabresi.
Chiediamo scusa sin d’ora del disagio arrecato, ma lo ribadiamo Noi mercoledì saremo sulla statale 106 (rotonda PASSOVECCHIO) finché non avremo una risposta tranquillizzante non solo per i posti di lavoro dei dipendenti della struttura crotonese ma soprattutto per iniziare a ragionare seriamente sul futuro sanitario delle famiglie calabresi 
IL COMITATO

Noi Vogliamo il Marrelli Hospital

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