Vorremmo, e ci piacerebbe capire.

Qualcuno, che oggi,  forse per hobby si diletta a fare il “comunicatore”, prima si lamenta che la città è invasa dai cani randagi (randagismo-fenomeno presente in tutti i Comuni d’Italia), poi però, dimenticando che il cane è pur sempre il miglior amico dell’uomo, che comunque sia è un essere vivente, e che anche per lui esiste un preciso iter legislativo e logistico che non può essere ignorato.

È l’Asp che si occupa del primo aspetto, cioè quello squisitamente assistenziale, dopo di che, dietro segnalazione, interviene il Comune che preleva i cani randagi o abbandonati, e li trasferisce nel canile municipale.

Tutto ciò, naturalmente, ha un costo.

Esiste una struttura, e ci sono degli operatori che la fanno funzionare, prendendosi cura fra le altre cose dei cani che, sino alla fine dei loro giorni, vivono pur sempre in stato di cattività.

E capita anche, aspetto del tutto normale e naturale, che il canile sia saturo, che i poveri cani, almeno quello, godano di buona salute, e che di conseguenza i randagi aumentino di numero.

Mica si possono sfidare le leggi della natura, o mandare i cani al creatore prima del tempo soltanto perché sono ancora in vita?

A dir poco imbarazzante e assurdo quindi, addossare al Comune le responsabilità di tale situazione, cercando di convincere i cittadini, si fa per dire, che tali “esosi” costi, graverebbero tutti sulle loro spalle….

“Ma perché questi cani non muoiono?”…

Ecco, qui siamo davvero al massimo del minimo: umano, morale ed intellettuale.

Soprattutto quando, si tirano in ballo soldi pubblici, sapendo molto bene, molto probabilmente, di cosa si sta parlando…

P.S. Quando i poveri cani avranno il dono della parola, e potranno decidere del loro destino, solo allora forse, chiederanno a certi uomini che venga praticata loro l’eutanasia…

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