Diciamocelo. Crotone non è più 

Crotone.

Non è più la stessa, e quasi non la riconosciamo. 

Anche di domenica mattina, un giorno di festa.

Il suo cuore, ha il battito lento, triste e malandato di una vecchia, affascinante e forte signora che vive ormai solo di ricordi, di speranze, di sogni.

La viviamo, la amiamo, siamo spesso, forse anche troppo, “accecati” dal grande amore per la nostra città, che ci impedisce, quasi inconsapevolmente, di essere imparziali e lucidamente obiettivi.

Rapiti dal suo antico e storico fascino, dal meraviglioso paesaggio, dal clima, dal nostro splendido mare, ma soprattutto influenzati e malati di “crotonesita”.

La più bella malattia che possa esistere, dalla quale non si guarisce, e forse, non vogliamo guarire.

Solo normale amore per la propria città? No, molto, molto di più.

Un attaccamento viscerale alla propria città, alle proprie origini, che orgogliosamente e nostalgicamente, ci spinge a non abbandonarla, o a tornare, semmai gli eventi e la vita ci avessero portati altrove. 

Ma tutto ciò, lo si sa, non basta purtroppo a cambiare in fretta uno stato generale quasi comatoso, che sta trasformando Crotone in un “triste” e povero dormitorio con vista mare…

Già, il mare. Almeno quello, soltanto quello.

Visto e considerato che, negli anni, dal dopo fabbriche in poi, ci hanno levato quasi tutto: lavoro, salute, vivibilità e qualità di vita, a tutti i livelli.

Aria che respiriamo compresa.

E non si sono ancora accorti, o fanno finta, che questa nostra cara città, ha solo ed esclusivamente bisogno di benessere.

Ricchezza ed economia in tutti i suoi contesti, mirati ed equamente distribuiti.

Senza più abusi, ingiustizie, imbrogli e prevaricazioni. Senza più “elemosine”, clientelismo e privilegi per pochi eletti, ma una sana e onesta eguaglianza, diritti e doveri, per tutti.

Ma ci vogliamo rendere conto una volta per tutte che non viviamo quasi più? 

Che andiamo avanti per inerzia, con gli occhi spenti ed il pessimismo a prescindere che fa ormai parte del nostro essere.

E quasi non ce ne rendiamo conto.

Cosi ci hanno ridotti, e cosi vogliono che continui ad essere.

Sempre a testa bassa, con un filo di voce, davanti al nostro mare, e alzando gli occhi al cielo.

Sempre in attesa di un miracolo, ma non si sa bene da chi…

E allora, prima che Crotone “chiuda” gli occhi per sempre, uccisa dall’egoismo, dal menefreghismo e da una furba e fredda arroganza, il requiem, riserviamolo a chi pensa già di aver deciso e previsto tutto.

Prima che sia troppo tardi. 

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