Il silenzio.

Un velo nero ed inesorabile, è calato sopra la nostra città… 

Tanta gente nella domenica crotonese più cupa e triste degli ultimi anni.

Tanta, e mai cosi vicina.

Allora forse, noi crotonesi non siamo solo chiacchiericcio di giornata, o soltanto leoni da tastiera!

Difficile spiegare, difficile trovare le parole giuste, difficile capire cosa si prova in simili, particolarissime circostanze come questa.

E allora non parliamo… 

Camminiamo e basta, come fratelli, per una volta nella vita, facciamo qualcosa insieme, diventiamo il mezzo, lo scenario, in una città di protagonisti e prime donne. 

Per una volta, diventiamo l’altro, o forse neanche, diventiamo una parte, la cassa di risonanza, perché il silenzioso messaggio arrivi forte e chiaro.

Nella strana e ovattata domenica delle parole non pronunciate.

Che si propaghino fino alle orecchie di Dio, insieme all’urlo di una madre che cerca suo figlio, e lo chiama per nome!

Giuseppe…

Per una volta, senza pettegolezzi, senza lamentele, senza falsi teatrini.

Senza parole. 

Non c’è senso di unità a Crotone, ce lo dice la nostra storia recente…

Ma che non si dica mai, che a Crotone, un ragazzo morto, è solo un ragazzo morto… 

Questo no, non si può dire.

Perché Crotone ieri, per Giuseppe c’era tutta.

Non c’è stata per l’aeroporto, non c’è stata per il mare putrido, per i veleni assassini, per le strade sporche, per l’inerzia istituzionale, per il lavoro ormai introvabile.

Ma per Giuseppe…. si!

In silenzio, mesta, solenne, presente, un passo dopo l’altro.

“Peppe vive”, alla “ricerca della felicità”…
Noemi Bossi

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