“Spezzeranno le loro spade per farne 


aratri, trasformeranno le loro lance in falci” Isaia 2,4…per Giuseppe, si può tentare…

“Si.

Ce le sentiamo lacerare le carni

Tutti!”

Parole potenti, le uniche possibili, quelle pronunciate da don Serafino Parisi nel corso dell’omelia della celebrazione dei funerali per la morte del giovane Giuseppe Parretta, svoltasi stamani nella cattedrale della città , difronte a centinaia di persone…

Parole di denuncia nei confronti delle mancanze evidenti, in un contesto sociale di degrado ed emarginazione 

“Gesti come quelli che hanno portato alla morte di Giuseppe, accadono nella desolazione piena, in un tessuto sociale che si è sbriciolato, nell’annichilimento di ogni principio fondamentale e nella relativizzazione di ogni dolore.”

Presupposti questi che:

“Formano quelle periferie esistenziali che sono crogiolo di tensioni umane e spesso di aspirazioni represse…”

Contesti in cui viene spontaneo chiedersi

“…Quanto vale la vita umana?”

Poi lo sguardo viene rivolto alla collettività, presente e partecipe come non mai.

“Quella di oggi, credo che sia una reazione di rigetto come quella che accade in un corpo malato, che ancora vuole lottare…:

Allora necessita una insurrezione delle coscienze…

L’uomo, il Cristiano, ha la forza di risollevarsi!

La redenzione però richiede il nostro impegno responsabile.

Passando dalla rassegnazione apatica dell’atarassia deresponsabilizzante, all’impegno, che deve essere: 

Pensato 

Strutturato

Costante

Concreto”

L’urlo di una madre, ricorda il sacerdote, il suo dolore, rappresentato anche nelle sacre scritture, come l’apice, espressione crudele, di un dolore inimmaginabile, che chiama in causa Dio 

“L’urlo di Katia, come quello di Maria, coinvolge tutti!

È la denuncia delle storture, dell’anomia, della violenza, del degrado”

Dobbiamo essere pronti.

“Dire parole di vita dove c’è la morte

Parole di umanità laddove c’è la brutalità “

“…perché alla fine della nostra vita, saremo giudicati sull’amore, sulla disponibilità di apertura e di accoglienza verso l’altro!

Ma dentro questo tempo, c’è una parola più profonda del giudizio, più esigente…

CURA

Prendersi cura dell’altro, che poi è lo stile di Dio, che parte dagli ultimi.

Diventare responsabili del futuro dell’altro, dell’avvenire dell’altro…

Che è anche il nostro avvenire!”

Ciao Giuseppe… e dice bene la tua fidanzata Ester quando dice:

“Un grazie è troppo misero, difronte un uomo grande come te!”

Noemi Bossi

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