È vero, il tempo non torna più, le maggiori responsabilità oggi, ce l’hanno sicuramente una tecnologia sempre più sfrenata ed invasiva, e la propensione forse automatica ed inconsapevole dei genitori di ultima generazione, a far si che i propri figli, “amici” fedeli di cellulari, tablet e computer, stiano perdendo definitivamente di vista la grande importanza di cosa significa giocare all’aperto, per strada, o in spazi a loro dedicati.

Ammesso che questi esistano naturalmente.

E non ci riferiamo soltanto alle strutture sportive, per la maggior parte private, dove tuttavia i nostri ragazzi, quelli che amano fare sport, crescono in modo sano, sotto tutti i punti di vista, divertendosi facendo attività fisica, e allo stesso tempo socializzando e relazionandosi con i loro coetanei.

Un po’ come si faceva diversi anni fa a Crotone, un’altra Crotone, quando i primi video giochi, facebook, gli amori, gli amici e lo sport, si vivevano davvero, intensamente ed emotivamente, sotto casa, nei cortili, per strada, e negli indimenticabili ed improvvisati campetti di calcio, di cemento o terra battuta, dove scorticarsi le ginocchia era quasi una gioia obbligatoria, e la VAR dei giganteschi litigi che stabilivano se era gol o non gol.

Nota bene: i pali delle porte, erano due grosse pietre con sopra indumenti di vario tipo, linee immaginarie, e campo che si “occupava” all’alba o all’ora di pranzo, almeno un paio d’ore prima della partita.

Ed era tutto cosi vero, emozionante, genuino. Diverso.

Si apprezzava ciò che si aveva, e anche quello che non si aveva, perché cosi si sognava di più, e ogni desiderio esaudito si trasformava in una magnifica conquista.

Ci si cercava di più, i cuori erano visibili e battevano più forte, ci si incontrava in piazza e le comitive erano una sorta di “real social”, dove l’amicizia, la complicità e la solidarietà, erano sentimenti puri, sui quali contare, sempre.

E non ti sentivi mai solo.

C’erano le famose gite organizzate della domenica, e le mitiche feste in casa, dove eravamo quasi tutti “ladri” d’amore, quando all’insaputa dei genitori, si rubavano baci al buio, mentre i dischi “lenti”, continuavano a girare sul piatto…

C’erano le prime radio libere, i motorini truccati, la Vespa 50, gli amori mai dichiarati, la Messa ed i pellegrinaggi a Capocolonna, solo per incontrare lei… 

Ci si ritrovava tutti, “sul” Comune d’inverno e sul lungomare d’estate.

C’erano le sigarette, fumate di nascosto in compagnia, e non solo quelle…

C’erano le telefonate anonime, si fa per dire, le dediche in radio, anonime pure loro, cosi come le lettere d’amore non firmate…

Si comunicava cosi, perché i cellulari allora, non esistevano ancora.

Niente trucchi e virtualismi. Eravamo realmente così.

In compenso però, per amore, si trascorrevano ore e ore dentro ad un piccolo e frequentatissimo “confessionale” chiamato cabina telefonica…

Si andava al cinema per baciare la ragazza, c’era la febbre del sabato sera, e anche quella del lunedi mattina, quando non avevi studiato.

E per vedere i gol della tua squadra del cuore, si aspettava tutti la Domenica Sportiva, e la moviola di Carlo Sassi, che ti faceva rivedere per 100 volte se era rigore oppure no.

Già, la moviola, quella dei nostri ricordi, che oggi abbiamo nostalgicamente preso

 in ostaggio per tornare indietro nel tempo, e vedere l’effetto che fa…

 

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