Alla fine della corsa, il campo, i numeri e la classifica hanno inesorabilmente detto che il Crotone di Zenga è in Serie B.

I se, i ma, i forse e le recriminazioni, in tutte le salse, lasciano a questo punto il tempo che trovano.

Il calcio è bello anche per questo.

Perché tutti hanno un argomento, tutti una risposta, tutti una soluzione, e tutti la propria verità.

Ma ad una cosa soltanto non si può assolutamente sfuggire, alle proprie responsabilità, che, torti arbitrali o presunti tali a parte, sono quasi sempre dell’allenatore.

E per quello che può servire, soprattutto alla luce di quanto questo Crotone ha messo in mostra e raccolto in tutto l’arco del campionato, ci sembra un po’ riduttivo cercare scuse e risposte, dalle altre squadre, dai risultati delle altre squadre, e da qualche “errore” arbitrale.

Tutti fattori questi, che nel calcio, discutibili o meno, sono sempre esistiti. Var o non Var.

Dunque, niente alibi. Anche perché a fine stagione, episodi a favore e contro, si compensano sempre, e l’artefice del tuo destino sei sempre e solo tu.

Se il Crotone getta alle ortiche la sua salvezza, proprio contro le sue dirette avversarie, e andando a perdere malamente a Benevento, dimostrando quindi evidenti limiti di carattere ed organizzazione di gioco, con chi te la vuoi prendere?

O forse ci aspettavamo i regalini di fine stagione da parte del Napoli, dell’Atalanta o della Sampdoria?

Il Crotone è retrocesso, perché è questo che il campo ha decretato. 

È retrocesso però con grande stile e dignità, della società e del suo pubblico.

E in questo caso il tecnico, che oggi ha dichiarato di “sentirsi morire”, non c’entra proprio nulla…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here