Manifestare è l’atto di coesione sociale, più forte e significativo per una collettività che, in quanto tale, dovrebbe condividere, senza secondi fini, interessi e bisogni in funzione del raggiungimento di un obiettivo comune.

Ebbene, dov’era ieri la coesione?

Perché quello che ha preso forma lungo la statale 106, all’altezza dell’aeroporto, sembrava un approssimativo agglomerato informe di particelle vaganti.

L’adunanza nel corso della sua marcia, protrattasi dall’ingresso difronte al centro di accoglienza sino all’imbocco dell’ingresso principale dello scalo, si è infatti “contraddistinta” per episodi di forte contestazione politica, e momenti di aggressività tra cittadini stessi, impegnati in animate discussioni che sono poi puntualmente scadute in scambi comunicativi tecnicamente incivili.

Insomma, ce la dobbiamo prendere con i politici locali, con quelli nazionali, con le società di gestione o con i nostri vicini di casa?

È stata ripetuta come un mantra la parola “unità”, quasi come a voler invocare una divinità, che ahinoi, da queste parti non si è mai materializzata.

Ma invece di riempircene impropriamente la bocca, non dovremmo forse pensare a riempire adeguatamente le nostre esperienze?

Non sarebbe più opportuno, che questa miracolosa “unità”, invece di millantarla iniziassimo a praticarla?

Dal più insignificante, al più grande dei problemi.

Significherebbe probabilmente rinunciare a qualche sporadica forma di protagonismo, e magari anche lasciare andare questa rabbia cieca, che forse sarà anche legittima, ma allo stesso tempo inutile ed infruttuosa.

Magari un popolo diviso fa comodo proprio a quei poteri che lo hanno reso così rabbioso, perché un popolo diviso è più gestibile.

Ma il bilancio però, deludente e disarmante come la chiusura dell’aeroporto parla chiaro: scarsa partecipazione, ma tanta, tanta rabbia repressa.

E l’unità di un popolo fiero ed orgoglioso?

Soltanto una parola come tante altre, affidata a qualche debole alito di vento, di un caldo e soleggiato pomeriggio di fine agosto.

Ma siamo già a settembre.

Noemi Bossi

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