È molto scossa, provata, visibilmente

impaurita, ma comunque molto lucida.

Sente ancora dolore, in diverse parti del suo corpo, quelle violentemente colpite da un cacciavite, e riposa grazie agli antidolorifici, ma è allo stesso tempo abbastanza serena Nuccia Calindro, la dottoressa del reparto di Medicina del San Giovanni di Dio di Crotone, brutalmente aggredita martedì mattina appena uscita dall’ospedale, da un suo vicino di casa che, molto probabilmente aveva deciso di ucciderla, perché da lui ritenuta la responsabile della morte della mamma, avvenuta nel gennaio del 2017.

Fra le altre cose nel reparto di Oncologia, dove era stata ricoverata proprio su diretto consiglio della dottoressa Calindro, che l’aveva visitata a casa.

“Mai mi sarei aspettata una cosa del genere. Io gli ho solo consigliato di ricoverare la madre, in stato terminale, e neanche nel mio reparto.

L’ho anche visitata a casa, ma a casa non poteva ricevere l’assistenza di cui necessitava, quindi ho consigliato il ricovero e poi sono partita.

Forse ce l’aveva con me proprio per questo motivo, anche perché disoccupato e con molti problemi derivati poi dalla scomparsa della madre.

È stato terribile. Attimi di terrore e di paura che mi sono sembrati una eternità.

Mi sono ritrovata per terra, presa a pugni e colpi di cacciavite al collo, allo sterno e sulle braccia. Non la smetteva più.

Se avesse centrato la carotide sarei sicuramente morta.

Urlavo, e mi sono difesa come ho potuto, ma mi sono sentita di nuovo libera solo quando me lo hanno tolto di dosso.

Soltanto dopo mi hanno detto che era stato Mustapha ad intervenire. Fortunatamente.

Lo conosco ormai da vent’anni. È una persona speciale, educata e molto rispettosa.

Non so davvero come ringraziarlo, e farò tutto ciò che mi è possibile affinché trovi un lavoro più stabile ed ottenga la cittadinanza italiana.

L’abbraccio che mi ha regalato sua figlia quando Mustapha è venuto a trovarmi con la sua famiglia, è stato un’emozione unica e meravigliosa.

Ora sono serena, anche perché sono circondata dalle attenzioni e dall’affetto dei miei colleghi e di tantissime persone.

Ma cosa succederà quando questa persona sarà di nuovo fuori?

Ora non può farmi nulla, ma poi?

Ho paura, tanta paura. Spero davvero che capisca quello che ha fatto, altrimenti sarò costretta a cambiare casa, o a lasciare Crotone”.

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