Riceviamo e pubblichiamo

Stupisce e non poco il clamore suscitato da una innocua fotografia che nulla ha di politico e di ideologico. Uno scatto in un momento di relax dopo l’ennesima lunga giornata di lavoro al Museo di Pitagora. Una foto che non ci rappresenta in alcuna posa marziale e a saluto romano, ma sdraiati e stanchi e semplicemente con un braccio alzato, io per giunta il sinistro. Il momento era particolare, perché, mi ripeto, dopo l’ennesima lunga giornata di lavoro, ci eravamo rifocillati con un panino con cotoletta e peperoni e patate.

Oggettivamente più che apologia di fascismo, stavamo festeggiando l’apologia di calabresismo.
Comprendo che chi proviene da un percorso politico come il mio, cominciato il lontano 1986 nella sede del Fronte della Gioventù e proseguito poi in Alleanza Nazionale e quindi in Fratelli d’Italia, si porterà a vita un marchio che per tanti è sinonimo di ignominia, ma per me è semplicemente la mia storia politica e personale, come quella di tanti giovani, che vivono un excursus evolutivo sia dal punto di vista umano, professionale, sociale e

politico.
Ma mentre non mi sorprendo affatto dell’ennesima polemica sulla mia persona, mi stupisce il coinvolgimento in questa vicenda dell’assessore comunale alla Cultura, Valentina Galdieri, la cui militanza politica giovanile ed i trascorsi politici sono lontani anni luce dalle mie posizioni.
La Galdieri ha sempre militato in ambienti moderati come Forza Italia, prima, e il PdL dopo, nulla a che fare con il Movimento Sociale o Alleanza Nazionale. Quel saluto non appartiene alla sua storia e alla sua cultura, per cui trovo veramente inaccettabile il tentativo di delegittimazione di cui è

vittima oggi.
Per quanto mi riguarda, ribadisco cose che ho dichiarato più e più volte negli ultimi anni, anche se mi rendo conto di essere stato totalmente inascoltato,

forse perché la razionalità non fa clamore o notizia.
Ho smesso da tempo di appassionarmi alla diatriba “fascismo – antifascismo”, la trovo antistorica. Sono convinto che la gente abbia problemi più grossi con cui confrontarsi.

Così come ho messo fine alla mia militanza ideologica da ormai quattro anni, quando con tanti amici abbiamo creato Laboratorio Crotone, convinti che idee e progetti fossero il giusto terreno di confronto e di aggregazione, al posto di ideologie e bandiere di partito.

Nel 2019 essere di nuovo coinvolto in un dibattito sul “fascismo” onestamente mi fa sorridere. Comprendo che il “gioco” tra “fascisti e comunisti” possa piacere a qualcuno ed essere utile per altri, ma io ho deciso di esprimermi in un altro campo.

Spero con questo mio intervento di aver chiarito un caso che non doveva neppure nascere, sarebbe bastata una telefonata di qualche giornalista e avremmo chiarito immediatamente, ma mi rendo conto che per qualcuno non sarebbe stato così divertente.
La mia non vuole essere assolutamente una giustificazione, ma soltanto la rappresentazione di uno stralcio di vita quotidiana, trasformata in un inesistente caso politico.

Gianfranco Turino

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