A pochi giorni dalle elezioni del 26 maggio, vi proponiamo una interessante intervista con l’onorevole Aldo Patriciello, Deputato di Forza Italia al Parlamento Europeo, attraverso la quale si affrontano argomenti importanti, delicati e sempre attuali, che naturalmente riguardano da vicino il Sud, Crotone ed il suo territorio.

Può un territorio come quello del crotonese, essere da sempre cosi maltrattato e snobbato in termini di collegamenti col resto dell’Italia? E naturalmente non si parla solo di aeroporto, ma anche di collegamenti stradali e ferrovia…

“Guardi, non solo il crotonese ma tutto il Mezzogiorno non è attraversato da linee ferroviarie ad alta velocità e sconta un non adeguato sistema viario. A non essere garantito non è solo il trasporto. In molte zone, addirittura, non c’è copertura telefonica. Inoltre, se all’assenza di infrastrutture e all’obsolescenza delle infrastrutture si aggiungono fattori importanti come poi la lentezza nella spesa dei fondi europei e l’inefficienza della macchina amministrativa la situazione peggiora ulteriomente. Questi sono i veri problemi che penalizzano fortemente i territori e allontanano le prospettive di sviluppo. Una cosa inaccettabile. Occorre elaborare un ‘Piano Marshall’ che stabilisca priorità e termini di interventi. La cosa più grave? Il Sud è praticamente sparito dall’agenda di governo. È stato completamente abbandonato al proprio destino”.

Cosa prevede il suo programma elettorale in merito al sud del nostro Paese, e più nello specifico per la Calabria e Crotone?

“Certamente ridare voce e centralità al Mezzogiorno è una delle priorità. La prossima programmazione europea 2021 – 2027 preve molte risorse per il Sud ed il futuro dipenderà anche dalla nostra capacità di intercettare i fondi e di velocizzare gli iter. Da qui nasce la necessità di essere capaci di governare il cambiamento, di riconquistare centralità in quelle che sono le politiche europee nel Mediterraneo ed essere al centro di una nuova politica industriale europea. Parlo spesso di ‘fiscalità di vantaggio’, ecco: credo possa essere uno strumento importante di crescita soprattutto per le imprese. Voglio essere franco: investire al Sud deve convenire. Basterà per rimettere in moto crescita e sviluppo? No, senza una strategia chiara e orientata al futuro senza un impegno concreto ed incisivo del Governo. Ad esempio, escludere dal protocollo Italia – Cina, il cosiddetto ‘Via della Seta’, il porto Gioia Tauro è stato un errore. Questa scelta tarpa le ali non solo alla Calabria, ma all’intero Mezzogiorno. Si è persa quella che poteva essere un’opportunità irripetibile per generare sviluppo e occupazione. Il Sud per essere forte ha bisogno dell’Europa, per questo vogliamo che l’UE sia al fianco dei giovani e delle imprese, degli artigiani, delle professioni. Per questo vogliamo regole fiscali europee più flessibili su crescita e lavoro e la fine della politica dell’austerità”.

Occupazione, sanità, ambiente, (vedi bonifica ex sito industriale), da dove preferisce iniziare? Considerato che tutte e tre sono emergenze importanti e purtroppo sempre attuali…

“Partiamo dall’occupazione. In Calabria il tasso di disoccupazione giovanile fra i 15 ed i 24 anni è pari al 52.7%. Se allarghiamo la forbice, il dato riferito alla fascia d’eta fra i 15 ed i 74 anni è 21,6%, percentuale tre volte superiore la media europea che è del 6,9%. Capirà, dunque, che non basta l’assistenzialismo promosso dal Governo gialloverde. I nostri giovani fuggono dai territori perché non c’è lavoro, non ci sono opportunità. Abbiamo l’urgenza di impegnare risorse, di mettere in piedi progettualità, di investire in istruzione, in università, in infrastrutture, in sviluppo, in ricerca. Solo così, è possibile riuscire nell’impresa di risollevare le economie dei nostri territori. Con il decreto varato dal Governo a Reggio Calabria, la sanità calabrese viene completamente commissariata e la Regione esclusa dalla nomina dei direttori generali delle Aziende. Il provvedimento, unico in Italia, durerà 18 mesi. Il paradosso è che mentre per il Nord si ipotizza l’autonomia in campo sanitario, per la Calabria si sceglie il metodo contrario, la centralizzazione e il commissariamento. Conosco bene la situazione dell’ex sito industriale Pertusola. Una situazione ambientale disastrosa. Fu oggetto anche di una mia interrogazione al Parlamento europeo dove chiesi se vi fossero fondi per la bonifica e se da parte dell’Italia vi fosse stata negligenza in materia di politiche ambientali comunitarie. Nel marzo scorso l’iter di bonifica sembra essersi finalmente sbloccato e sarà possibile rimuovere le scorie industriali. Occorrerà però vigiliare sui lavori e di certo non abbasserò lo stato di attenzione sulla vicenda.

Non è un caso che per ultimo, ma non ultimo, abbiamo lasciato il turismo… Qual è la sua visione di turismo, soprattutto per una realtà come quella di Crotone, che di turismo potrebbe vivere?

“Il crotonese ha scenari magnifici dall’area marina protetta di Capo Rizzuto al Parco Nazionale della Sila e senza dimenticare il Parco archeologico nazionale di Capo Colonna o il Castello di Carlo V. Oggi il mercato turistico è cambiato, si va sempre più verso uno turismo sostenibile e slow; investire in questi termini può rappresentare il futuro di questi territori. Fare rete, far nascere un brand ‘Crotone’ che racchiuda le bellissime coste ioniche, il lascito greco, la natura selvaggia della sila e la gastronomia può essere la mossa vincente. Il tutto deve però essere sostenuto da una offerta alberghiera di qualità. L’industria turistica è una delle attività più in crescita è può essere motore di occupazione. Bisogna però avere il coraggio di investire sul territorio”.

Lotta alla criminalità e fenomeno mafia, come pensa bisognerebbe procedere?

“La lotta alla criminalità è ormai un fenomeno europeo viste le connessioni e gli affari. Se da un lato il controllo del territorio è ‘localizzato’ il ‘potere economico’ ha trasformato le organizzazioni criminali e dato loro un profilo internazionale. La ‘ndragheta ne è esempio lampante di questo salto di qualità e la sua diffusione in Europa è ormai accertata. Per questo, bisogna agire su binari comuni anche in Europa per contrastare soprattutto il riciclaggio di denaro e l’Ue in questi termini ha avviato un percorso preciso e chiaro in termini di legalità e trasparenza. Confische e sequestri di beni possono rappresentare l’arma in più nella lotta alla criminalità ma senza trascurare una presenza attiva e costante delle forze dell’ordine sul territorio. Certo, anche i presidi di legalità devono essere sostenuti. La vera azione però resta quella delle opportunità, togliere manovalanza alle cosche, disegnare un futuro per i territori ed i nostri giovani. Solo la repressione non basta: occorre educare.

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