Siamo tutti troppo freddi, lontani e distanti, disuniti e distratti.

Anime inquiete, con due volti e due coscienze.

Stiamo perdendo la nostra identità e non ce ne accorgiamo neanche.

Dobbiamo parlare di più, dobbiamo tornare sulla strada, oggi più che mai, e necessariamente.

Dobbiamo tornare ad “annusarci”, incontrarci, riconoscerci, toccarci, sentirci, parlarci, ma guardandoci negli occhi, e non attraverso un falso profilo “social” che non ci rappresenta affatto.

Stringiamoci la mano, abbracciamoci, senza filtri e barriere virtuali, tornando ad essere persone, e non solo qualcosa che gli somiglia sempre di meno: “compuomini”, con la testa come lo smartphone e le mani come il mouse.

Ma che cosa siamo diventati?

Abbiamo bisogno di dialogare, di confrontarci, amarci ed odiarci se è necessario.

Come una volta, quando tutti eravamo più veri, presenti, umani.

E non piu chiusi nell’ombra di una stanza di fronte al pc o tablet che sia, o superficialmente e freddamente persi nel nostro cellullare.

Perfetti automi a ricarica, proprio come la batteria dei nostri cellulari.

No, non é più possibile.

La tecnologia deve migliorare la qualità della nostra vita, non peggiorarla, mortificare invece i rapporti umani, e una sana quotidianità che deve tornare ad essere vissuta ed intensamente.

Realmente.

Se torniamo in piazza, sulla strada, se torniamo a cercarci, a trovarci, a dirci le cose, a dirci chi siamo e cosa vogliamo, saremo sicuramente persone migliori.

Ovunque e con chiunque.

Possiamo, dobbiamo riscoprirci ancora, e sarà bellissimo, perché non ci emozioniamo più, non ci conosciamo quasi più.

E allora, sarà come ricominciare a vivere.

Da “C’è solo la strada

di Giorgio Gaber

“Perché il giudizio universale

non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo,
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.

C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza,
c’è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza”

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