Una lettura vera, per certi versi cruda, ma genuina, piena di sani principi, significato, e grande e viscerale attaccamento verso la sua terra. Lui è Rino Gattuso, e questa è la catturante riflessione legata ai suoi ricordi di bambino e di ragazzo che viveva a Schiavonea, in Calabria, prima di spiccare il volo verso l’Olimpo del calcio.

Abbiamo deciso di pubblicarla, perché crediamo che il pensiero di Rino Guttuso, racchiuda in sé tutte le forti motivazioni, lo spirito ed i valori che dovrebbe possedere un cittadino che ama la propria città, e dunque anche e soprattutto un sindaco.

“Spesso mi capita di andare a sedermi sulla panchina di quel porto , è lì che ho imparato i veri valori della vita come l’umiltà e il sacrificio…Ecco perché non dimenticherò mai le mie radici.

Gennaro Gattuso

Da ragazzino non riuscivo a star fermo. Mi calmavo solo quando spiavo il mare dalla riva o dalla finestra di casa. Per il resto ero sempre in movimento. Ed ero abbastanza scaltro. Quando la sera al porto tornavano le barche dei pescatori, mi intrufolavo per aiutare a scaricare le casse. Mi lasciavano qualche pesce e mollusco, che io correvo a rivendere in piazza.

Io vivevo a Schiavonea che è una frazione di Corigliano Calabro (CS).

Un borgo sul mare dove torno ogni volta che sono in ferie. Sognavo di fare il pescatore e d’estate mi svegliavo alle 5 per uscire col gozzo.
A dodici anni camminavo per Schiavonea insieme a papà per vedere la sfilata di caroselli e colori.

Era il 1990 e il Milan aveva appena vinto la Coppa dei Campioni contro la Steaua Bucarest.
Mio padre per l’emozione faticava a tenersi in piedi, era un grande milanista, faceva il centravanti in serie D, poi si è messo a fare il falegname.
Per me è stato il primo maestro di calcio. Ho ancora il ricordo del suo borsone che odorava d’olio canforato. Sognavo di diventare forte quanto lui.
Per farvi capire il temperamento della famiglia Gattuso, quando papà militava nel Corigliano, doveva affrontare nel derby la Schiavonea. Dietro la recinzione c’era mio nonno, che vedendo giocare il figlio contro il proprio paese gli urlava contro: “Carne venduta”.

I primi calci li ho tirati in paese, sgraffignando le taniche di nafta ai pescatori per farne pali della porta. Giocavo anche cinque ore di fila, sulla spiaggia come i brasiliani, le gambe me le sono fatte lì.
Il legame con la mia terra è forte, io penso in calabrese, è più veloce.
Nel 2006 ho aperto un’azienda ittica per depurare e allevare molluschi. L’ho voluta in Calabria, per dare occupazione ai miei conterranei.

Ho lasciato la mia terra a 13 anni, ho avuto la fortuna di fare un’ottima carriera, ma quando torno a casa, l’emozione è talmente forte che non riesco a controllarla.
Spesso mi capita di andare a sedermi sulla panchina di quel porto, è lì che ho imparato i veri valori della vita come l’umiltà e il sacrificio. Ed è grazie a quei valori se sono salito sul tetto d’Europa e poi del Mondo.
Ecco perché non dimenticherò mai le mie radici.”

[Gennaro Gattuso]

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