Manca poco.
A breve infatti, inizieranno le grandi manovre per l’elezione del nuovo Presidente della Provincia. 

Inutile dire, che con i tagli di trasferimenti e la famigerata riforma Del Rio, non sara’ un gioco da ragazzi gestire e governare un ente che negli ultimi anni, ha perso potere, risorse ed appeal politico.

Anche a Crotone, specie dopo i due “memorabili” anni di Vallone, improntati al più assoluto immobilismo ed oscurantismo.

Inoltre il PD, con la sonora sconfitta di Crotone, Cutro e Ciro’ Marina, e con le profonde divisioni interne, non rivestira piu’ quel ruolo predominante che ha avuto due anni fa alla fine del mandato di Zurlo. 

In tanti, anche nel PD, hanno riscontrato che nonostante i tanti problemi economici, fino a due anni fa, la Provincia riusciva comunque a recitare un ruolo importante nel territorio, cosa che non si è poi piu’ verificata durante l’amministrazione Vallone. 

I giochi saranno quindi di difficile interpretazione, e soprattutto con la concreta possibilita’ di alleanze anomale.

E forse proprio per questo che l’ambizioso sindaco di Petilia Policastro Nicolazzi, conscio di non essere gradito ne’ ai Demokratici, ne’ ai grandi settori del PD, che lo considerano solo capace di atteggiamenti populistici e poco produttivi, starebbe cercando di avvicinarsi all’onorevole Bianchi e al NCD? 

Pare infatti che la sua ambizione, sia quella di essere eletto Presidente della Provincia, magari proprio attraverso un accordo di vertice Ncd-PD.

Resta da vedere però, se il PD crotonese, dopo l’esperienza di una scelta calata dall’alto, accetterebbe nuovamente una scelta verticistica e non collegiale.

Ma le cose nel frattempo sono cambiate. Sono infatti i Demokratici a dettare tempi e regole di gioco.

Compreso il nome di colui il quale potrebbe  essere il successore di Vallone, che non sarebbe certo quello di Nicolazzi.

Occorrono obiettivi da raggiungere e ben altri stimoli politici, perché la Provincia potrebbe ancora recitare un ruolo importante, di coordinamento e interfaccia con la Regione.

Tutta una questione di uomini, strategie e potere.

E soprattutto di una storia politica che potrebbe presto cambiare pagina, e sconvolgere quindi antiche abitudini ed “insani” equilibri che non pagano più.

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