​Riceviamo e pubblichiamo

La storia del cemento a Capo Colonna non può trovare fine, figuriamoci un lieto fine.


Chi ha avuto modo di recarsi sul posto o visionato le foto sui social network, avrà notato la copertura di cemento, usata per il rifacimento del pontile in legno,che scavalca le mura proto-augustee e che lasciava comunque le mura a vista.
E’ passato all’ incirca un anno e mezzo da quando associazioni, comitati e liberi cittadini hanno pacificamente occupato il sagrato antistante la chiesa in segno di protesta, impedendo di fatto la continuazione di lavori che stavano causando uno scempio inaccettabile di un patrimonio archeologico di inestimabile valore, in uno dei luoghi simbolo della civiltà umana. La protesta, pian piano, come si ricorderà, divenne “nazionale” e portò a risultati parziali, ma sufficientemente soddisfacenti. Fu proprio l’aiuto “esterno” di giornali e televisioni a spingere il Ministero dei Beni culturali ad intervenire dopo mesi e mesi di inettitudine. Senza motivazione poi, la sospensione dei lavori inerenti il progetto di valorizzazione del Parco archeologico di Capo Colonna compreso lo smaltimento del cemento rimosso. Tutto ciò a discapito dell’immagine della città di Crotone, nella “sciagurata” ipotesi che, un turista in visita al promontorio Lacinio, si trovi davanti a questo spettacolo indegno, riconduce il tutto a una mancanza di sensibilità e senso civico della popolazione nonché a una cronica attitudine all ’abbandono, all’ incuria. Ma così non deve essere. E allora saremo ancora una volta noi cittadini a farci carico di dar voce a un pezzo della storia crotonese che non riesce a trovare la giusta e meritevole collocazione tra le bellezze d’Italia maggiormente attrattive, proprio nei giorni in cui meritoriamente si sta promuovendo la raccolta di adesioni per eleggere Capo Colonna “luogo del cuore”.
Dove sono i rappresentanti del popolo crotonese in seno al Governo centrale (on. Dorina Bianchi Sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ) e alla Regione Calabria, che sui giornali spendono sempre parole di elogio per i beni archeologici crotonesi e quando avvengono deturpazioni si girano dall’ altra parte? Noi vogliamo amministratori attenti, inflessibili, imparziali e impegnati protagonisti di questa importante fase in cui la comunità crotonese non vuole più stare dietro le quinte ad assistere inerme, ma si senta responsabile e allo stesso tempo controllore di ciò che avviene nella propria città. Noi continueremo a vigilare, come abbiamo sempre fatto. Non daremo tregua a quanti (istituzioni, organismi preposti alla tutela e alla valorizzazione dei beni archeologici e gerarchie politiche), si ricordano dei loro compiti solo quando c’è da realizzare un’intervista o quando in ballo ci sono interessi elettorali.
Questi beni già visibili, in una realtà virtuosa verrebbero trattati con la necessaria serietà e con una condotta amministrativa adeguata per esaltarne la ricchezza e non per seppelirne la storia. Ah, già, bisognerebbe ricordare che in questa città, in tanti anni, sono stati nascosti alla vista e ad una reale fruibilità notevoli ricchezze archeologiche, in omaggio al “Dio cemento”.

Amici Beppe Grillo Crotone

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