Riceviamo e pubblichiamo

Crotone è isolata. Sul piano delle infrastrutture, certamente. Ma è isolata soprattutto e principalmente sul piano politico. Con amarezza, infatti, 

constatiamo che le figure da cui continuiamo a farci rappresentare dimostrano di essere tanto chiuse dentro ai loro interessi da non garantire

rappresentanza alle istanze del territorio.
Quando il Consiglio Regionale discusse le linee del P.R.T. ci meravigliammo della mancata presentazione da parte della consigliera Sculco di osservazioni a sostegno dell’aeroporto di Crotone e di respingimento di quell’ impegno contenuto nel Piano sul progetto di un nuovo aeroporto a Sibari. 
Ci risposero che in quella sede non c’era stata una approvazione definitiva e che al momento opportuno sarebbero stati presentati gli emendamenti per far pesare le ragioni del crotonese. 
Lo scorso lunedì (che avrebbe dovuto essere, appunto, quel “momento opportuno”) il Consiglio regionale ha, invece, approvato il Piano regionale dei Trasporti senza che di proposte emendative a firma Sculco si scorgesse ombra. Nemmeno per scongiurare l’approvazione di un emendamento presentato dai consiglieri cosentini Guccione (guarda un po’) e Graziano, per affermare nero su bianco il progetto dello scalo aeroportuale della sibaritide. 
Al netto di un breve intervento orale, a salvare le apparenze, non ci sembra che la rappresentanza crotonese (l’unica) abbia in qualche modo provato a rilevare la contraddizione di quella scelta. Tanto più che, piuttosto che esprimere chiaramente e senza equivoci un voto contrario che sarebbe stato un voto politico su una scelta politica, la nostra consigliera regionale ha preferito astenersi. E l’astensione, lo sappiamo, è anch’essa una scelta politica. 
Che riguarda tuttavia solo la sua parte politica, non la città.

Eppure, avevamo confidato nell’impegno. Non sarebbe costato molte energie. Si è fatta una scelta diversa, come al solito contraria alla propaganda.

E questa volta non chiediamo i motivi: le azioni e anche le omissioni politiche sono eloquenti. 
Questo modo di interpretare i ruoli istituzionali, attorcigliato nelle ragnatele di piccoli centri di potere, trova la sua linfa vitale nelle strategie puramente elettoralistiche con il fine ultimo della gestione, ma non potrà mai esser davvero al servizio del bene collettivo. 
E su questo, forse, dovremmo riflettere tutti. Al momento opportuno, appunto.

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