Giù le mani da Akrea…

Non è una situazione semplice quella che riguarda i 45 ex lavoratori Akros, oggi senza occupazione, e che da qualche giorno manifestano tutto il loro dissenso e disagio sotto il palazzo comunale.

E ancora più difficile è raccontare e spiegare come realmente stanno le cose.

Sin troppo facile infatti, nascondersi dietro i guai della povera gente, e soprattutto dietro calcolati misfatti perpetrati negli anni, dalle stesse persone che ancora oggi “vivono e ci marciano”, erigendosi a falsi eroi contemporanei e paladini della giustizia molto poco credibili.

Si usa Akros, società portata al fallimento, come improbabile strumento politico, a proprio uso e consumo di chi, evidentemente, piacerebbe che Akrea facesse la stessa fine di Akros.

Ma cosi non è, e non sarà.

I fatti e i dati inconfutabili, dicono infatti che nel 2016 Akrea, pur non potendone sopportare i costi, (1.500.000 euro), ha già assorbito nel suo organico 28 ex dipendenti Akros invece di 18, pur non svolgendo ancora al 100% il servizio di raccolta differenziata, per i noti motivi che tutti conosciamo.

Da sottolineare inoltre che Akrea è una società in house, che quindi, per poter assorbire i 28 ex Akros ha dovuto ricorrere ad una vera e propria forzatura.

Dunque, allo stato, non può permettersi altri sforzi economici.

A meno che non la si voglia far fallire a tutti i costi, come tutte le altre società “meteora”, usate e gettate via.

Lavoratori compresi.

P.S. Akros era una società provinciale.

Ragion per cui, la responsabilità della sorte dei lavoratori non è del Comune di Crotone o di Akrea, che hanno comunque compiuto appieno il loro dovere, bensi invece delle amministrazioni comunali dei paesi della provincia, al momento immobili e silenti.