A chi stiamo per affidare le chiavi 


della nostra città e del nostro futuro, la crescita e lo sviluppo di Crotone, i progetti, le prospettive, la concreta possibilità di occupazione e di benessere economico e sociale?

Processi tra l’altro, in buona parte già ben avviati dall’amministrazione comunale?

Fra qualche giorno sapremo.

Prima del 29 gennaio probabilmente.

Intanto però, non possiamo fare a meno di interrogarci e di porci dei fondati e legittimi dubbi, da cittadini e attenti osservatori.

Quanti e quali sono gli uomini politici di uno spessore ed esperienza tali, da poter guardare al dopo elezioni con un certo ottimismo e serenità?

Con franchezza ed in tutta onestà, pochi, molto pochi.

Esperienza minima, scarsa preparazione, troppa approssimazione, ma tanta, tanta voglia di arrivare a Roma…

Malgrado tutto e tutti.

Questo il poco edificante ed incoraggiante “curricula” di quasi tutti i potenziali candidati alle prossime politiche.

E badate bene, non si tratta di una colpa con destinatario, ma della nuda e cruda realtà. 

È proprio su quel quasi dunque, che si spera che lo scenario, i programmi e gli obiettivi, potrebbero totalmente cambiare. In meglio ovviamente.

Molto probabilmente, ci sarà da attendere ancora qualche giorno, sperando almeno che il gioco valga la candela.

Perché qui non si tratta più di candidarsi, di vincere, per poi andare in Parlamento ed essere soltanto un numero fra tanti.

E non un numero “primo”, ma un numero “zero”. È già accaduto.

La storia, e soprattutto quanto “fatto” per Crotone in questi anni, purtroppo parlano chiaro e da soli…

Ecco perché, eroicismi e falsi proclami a parte, servirà qualcuno/a che non sia vittima di sudditanza psicologica e metropolitana, che possieda idee chiare ed una personalità ben definita, e che prima di ogni cosa conosca a fondo le diverse e antiche problematiche del territorio, con annessi progetti e soluzioni.

Certo, affinché tutto ciò sia possibile e fattibile, occorrerà che la parte politica interessata sia convinta e coesa, facendo prevalere, cuore, cervello e comune buon senso.

Diversamente, il rischio di finire fra le grinfie del primo “La qualunque” di turno, o di rivivere qualche “terribile” remake, sarebbe molto più che una possibilità. Con tutte le nefaste conseguenze del caso.

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