L’ospedale San Giovanni di Dio non è nostro, non è del presidente della Regione, né del sindaco, non è di Sergio Arena, né dei dirigenti, dei medici, o del personale addetto, ma solo ed esclusivamente dei cittadini.

Dunque, un bene preziosissimo che appartiene a tutti. Proprio come la salute di ciascuno di noi, insieme al sacrosanto diritto di ricevere dalla sanità calabrese, e crotonese, la giusta assistenza, cure puntuali ed appropriate, e una accoglienza morale e strutturale degna di questo nome.

Con queste cose non si scherza. 

Salute e sanità devono necessariamente essere una cosa sola.

Non si può e non si deve giocare con la vita di tutti noi, con le necessità e con le disgrazie altrui, con un diritto inalienabile come quello ad una buona e sana sanità, che sappia offrire a tutti la serenità e la sicurezza di poter contare su di una struttura ospedaliera fruibile e funzionale, sotto tutti i punti di vista.

A prescindere da chi la manda avanti.

E finitela, una volta per tutte, di prendervi a pesci politici in faccia, a rinfacciarvi presunte colpe e responsabilità, di questo o quel problema, di un disservizio piuttosto che di uno stato di precarietà perenne, di un titolo in più, piuttosto che di un curricula “viziato”, perche cosi facendo finirete con l’eliminarvi tutti.

Compreso purtroppo il nostro presidio ospedaliero, (già declassato e destinato a “morte” quasi certa), per il quale invece dovreste lavorare e lottare tutti insieme, senza limiti e barriere, professionali, personali e politiche, piuttosto che badare solo ai fatti ed ai “misfatti” di chi occupa le postazioni di potere.

Possibile mai che in questa nostra città, già duramente provata da mille problemi, da mille difficoltà, da disagi di ogni tipo, voi che siete chiamati a dare l’esempio, che avete ricevuto la fiducia dei nostri concittadini, che avete sulle spalle la grande responsabilità di guidare e governare la nostra gente con serietà e buon senso, non riuscite ancora a capire che i tempi sono cambiati?

Che la politica è cambiata, che i modi di fare e di dialogare con i cittadini sono radicalmente cambiati?

Che una società, alla fine, è lo specchio fedele di quello che effettivamente siamo, di quello che abbiamo costruito negli anni, e soprattutto di ciò che tutti, ognuno per ruolo e competenze, sarà chiamato a fare nel prossimo futuro?

Ebbene, se non iniziate tutti a far funzionare (insieme se possibile), cervello, coscienza e cuore, anteponendo la assoluta necessità di fare politica “al servizio del..” e non “al servizio di..”, un giorno non molto lontano, i diritti che caratterizzano il vivere sano e civile di una comunità, come appunto quello di una buona sanità, li perderemo tutti.

Rivalità, screzi, dispetti, 

litigi e gelosie, non portano da nessuna parte.

Chi nasce asino, non può competere con un cavallo di razza, perché tanto prima o poi, rimane indietro, molto indietro. 

A meno che “il padrone” non decida di fermarlo prima…

Ecco, è da qui che dovreste partire. Anzi, ripartire, e immediatamente.

P.S. Abbiamo il leggerissimo dubbio che il solo Ippocrate non basti più.