L’ultima classifica de Il Sole 24 Ore, relativa alla qualità della vita 2017 nelle 110 province italiane, dice che Crotone, oggi ottantacinquesima, rispetto all’anno precedente guadagna ben 21 posizioni.

Un risultato molto incoraggiante che, se guardato e letto nel giusto modo e nella giusta direzione, e senza superficialmente soffermarsi più di su tanto su chi sta sopra e su chi sta sotto, va sicuramente accolto con una certa soddisfazione, soprattutto se questo primissimo ed indicativo traguardo raggiunto, è il preludio di una più completa e generale ascesa verso posizioni sempre più alte e prestigiose. 

Le premesse, le potenzialità e le possibilità, affinché l’asticella della qualità della vita a Crotone si alzi ulteriormente ci sono tutte, ma tuttavia, il lavoro da portare avanti è tanto, multidirezionale e ovviamente impegnativo.

E non può e non deve essere trascurato o passare inosservato, a tal proposito, l’elemento più negativo consegnato dai dati specifici che riguardano Crotone, che assegnano l’ultimo posto al tempo libero ed alla cultura.

Due punti strategici, imprescindibili e fondamentali per una città come Crotone, che è nata con la cultura e nella cultura, e che quasi paradossalmente deve purtroppo prendere atto che questa latita parecchio, e in molti suoi contesti sociali.

E non stiamo parlando “solo” della sana e buona abitudine di leggere un libro, ma della cultura analizzata nel suo più ampio e profondo significato.

La cultura dello studio, della lettura, dell’arte, del rispetto delle persone e dell’ambiente in cui si vive, la cultura dello sport, dello stare insieme, della politica e dell’interesse attivo ai problemi della città, del sociale e della partecipazione.

La cultura del dire e del fare, dell’apprendere sempre e non dell’ignorare, la cultura del saper vivere e della legalità, dell’orgoglio e dell’appartenenza.

Tutto ciò, inevitabilmente, associato ad una sana, credibile e lungimirante amministrazione.

È cosi che cresce una comunità, e di conseguenza la qualità della vita di tutti i cittadini, sotto tutti i punti di vista.

Modelli positivi e virtuosi da seguire, o da prendere da esempio, ce ne sono tanti, ma è comunque e soltanto lavorando ed insistendo sulle proprie inclinazioni, carattesistiche storico-sociali, importanti progetti attuali e mirate ambizioni future, che si può realmente cambiare volto alla città, e con esso il suo destino.