“Una città senza università resta un paese”.

Lo affermò, nell’ormai lontano 2007, l’ex compianto sindaco di Crotone Pasquale Senatore.

Una constatazione, che non ha ovviamente nessuna inclinazione o devianza politica, non certo casuale e banale, bensì invece il frutto di una attenta analisi e di una profonda conoscenza della città, nonché delle sue innumerevoli ed inespresse potenzialità.

Che continuano a restare tali.

Noi crotonesi, amanti instancabili della nostra bellissima ma trascurata città, sappiamo bene in cuor nostro, che è così, e quanto sarebbe rinvigorente, se non addirittura vitale, una università a Crotone, nella pancia di una scarna realtà dove, difronte ad ogni tipologia di problema, la risposta all’unanimità è sempre la stessa: “qui non c’è cultura”.

Una sorta di conveniente e sconveniente alibi, ancora difficilmente attaccabile. Purtroppo.

Diciamocelo, Crotone è una città vecchia, con vecchie idee e politiche piuttosto obsolete, e con uno spiccato e disarmante talento nel procrastinare tutto, o quasi.

Della famosa serie: “poi se ne parla”.

E poi invece non se ne parla mai.

In mezzo a tutto questo pressapochismo, non ci sono aspettative, non c’è una indispensabile visione comune…

E’ tutta una liquidità di opinioni, contributi isolati, sporadici e fini a se stessi.

Ci aggrappiamo a campanilistiche certezze per sentirci al sicuro, senza però renderci conto che, una cultura che rimane immutata, non è una cultura viva, e sopratutto che un’identità, dovrebbe essere onnipresente, come se fosse dotata di ali, piuttosto che di radici.

Una università a Crotone, o anche un distaccamento con due importanti ed invitanti facoltà per esempio, potrebbe trattenere i tanti, troppi nostri figli, che ogni anno emigrano, che lasciano la loro terra per terminare i loro studi altrove.

E con loro se ne vanno via, competenza, volontà, e idee nuove, capitale umano insomma, che, e non lo diciamo certo noi, dove è presente in modo consistente, apporta di fatto una netta crescita, anche in termini squisitamente economici.

Lo stesso tipo di crescita che ci consegnerebbe anche una comunità di studenti immigrati.

Perché una comunità studentesca non ha colori di pelle e né politici, ma soprattutto ha specifiche esigenze, per venire incontro alle quali, sorgono nuovi servizi, centri di ricerca, cinema, teatri e locali.

Senza considerare quell’assoluto valore aggiunto che si chiama indotto.

Perche l’università è il luogo culturale per eccellenza, dove si intrecciano nuove relazioni sociali, con scambi di idee sempre più ricchi e vivaci.

Una Crotone viva, culturale e acculturante, dove si parli di primati ed aspetti positivi, dove si lavora, e dove l’innovazione vada di pari passo con la tradizione, e crei quel complesso e benefico sodalizio che fa di una città, una città, in cui il paese sorge a nuova vita ogni giorno in ogni piccola interazione quotidiana.

Questo è tutto quello che chi ama Crotone chiede a chi ama Crotone, e a chi questa città la amministra.

A chi a Pitagora da quasi impropriamente del “tu”, e non conosce neanche le tabelline, e a chi si riempie la bocca con l’antica “Grecia” perché forse si “Magna…”

Abbiamo aperto questa riflessione con la opportuna citazione di Pasquale Senatore, e la chiudiamo con un’altra citazione, quella impressa sulla foto che abbiamo deciso di pubblicare, e che recita cosi: “ci vogliono ignoranti perché la cultura ci rende critici, e la critica rende liberi…”.

E se fosse vero?