Hanno malmenato un altro dottore l’altra notte, in Chirurgia, nel pieno esercizio della sua professione, e ancora una volta all’interno dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone.

Non è la prima volta purtroppo che deprecabili episodi di violenza gratuita vengono consumati in ospedale, e molto probabilmente non sarà neanche l’ultima.

Nonostante gli organi competenti, si stiano sforzando di riportare la situazione ad una certa normalità, attraverso maggiori e più minuziosi controlli di sicurezza, all’ingresso e nella pancia dell’ospedale.

Per il momento comunque vani.

Perché il problema, quello più grave, il fattore scatenante vero e proprio, non si nasconde soltanto dietro al “semplice” atto di violenza ai danni del malcapitato medico di turno che nega un ricovero, ma ha invece origini ben diverse e molto più profonde.

Vi siete mai chiesti come mai l’ospedale di Crotone, versi in simili condizioni di difficoltà e precarietà quasi generali da molti anni ormai, senza che sostanzialmente e nei fatti concreti nulla cambi?

Non sarà forse perché c’è ancora qualcuno che, nonostante la mera facciata, i “doveri” politici e le inaugurazioni del nulla, continua a “lavorare” affinché tutto rimanga sempre tale?

Perché, in riferimento all’attività vera e propria svolta dal nostro ospedale, (salvo fortunatamente positive eccezioni), dobbiamo sempre e solo parlare di malesseri cronici e malasanità, quasi come se ormai fosse la “normalità”?

Quando invece, seppur fra mille difficoltà economiche e strutturali, si potrebbe comunque garantire all’utenza una sanità legittimamente dignitosa?

Mentre invece, a farla da sovrano purtroppo, è il degrado socio-culturale, per effetto di una penalizzante delegittimazione operata da qualcuno ai danni della struttura.

E una delle inevitabili conseguenze di ciò, è la scarsa percezione di buona assistenza e qualità percepite dall’utente, sempre più distante da un mondo, quello della sanità ospedaliera, che quasi non gli appartiene.

Una realtà che appare scarsamente credibile, lontana dagli inpellenti bisogni e dalle diverse esigenze della gente, dei giovani, degli anziani, dei malati di tumore, che sono costretti a vivere la loro sofferta dimensione con delusione, scoramento, pessimismo e quasi rassegnazione.

Perché dunque, ci chiediamo, non provare a cambiare registro, mettendo da parte inutili smanie di protagonismo, “duelli” e antipatie personali, anteponendo il futuro dell’ospedale crotonese, il benessere dell’utente ed il sacrosanto diritto ad una sanità degna di questo nome, in cima a pensieri, priorità e programmi?

A volte la buona sanità, la si riesce ad offrire anche senza imbiancare un muro a tutti i costi ed evitando magari, fumosi proclami da “campagna elettorale”, privilegiando invece la coesione e fondamentale unità di intenti, una funzionale organizzazione interna, il rispetto dell’ambiente che si frequenta, insieme al generale rispetto delle regole.

Aggiungendo semmai, un pizzico di buon senso e di responsabilità.

Da parte di tutti.