Riceviamo e pubblichiamo

C’era una volta l’Italia…una e indivisibile, questo il suggestivo titolo del convegno, organizzato dal Gruppo regionale di Calabria in Rete sul tema del Regionalismo differenziato, che si è svolto il 29 marzo scorso a Crotone.

E’ stato un momento di riflessione, di discussione a più voci, ma anche l’occasione di prendere atto che il risultato del referendum del 2006 sulla devolution, che aveva riportato un diluvio di NO alla stessa, non aveva definitivamente allontanato il pericolo di politiche secessioniste e divisorie.

Oggi, l’annosa controversia ritorna purtroppo con forza sulla scena nazionale alle condizioni capestro stabilite dalla Lega, divenuta ormai forza di governo fino ad indurre il Presidente della regione Veneto, nel ruolo di “fiero battistrada”, a chiedere di gestire in autonomia ben 23 materie, con relative risorse finanziarie!

Attingere direttamente e senza alcun filtro al gettito fiscale del proprio ricco territorio in una misura ingente (il Veneto pretenderebbe il 90 per cento) significherebbe ridurre drasticamente quel fondo perequativo con cui lo Stato tiene a stento in vita i territori con minore capacità fiscale, per prima la Calabria.

Tale fondo perequativo, sia chiaro, non è un lascito generoso che Salvini o Zaia concedono alle Regioni in difficoltà, è un sacrosanto principio stabilito nella Costituzione.

In tutte le Nazioni democratiche dell’Occidente in cui esistono forti disparità economiche è lo Stato che si fa carico di tentare di riequilibrare le divergenze territoriali, mediante una politica di coesione economico-sociale e di ridistribuzione delle risorse.

Si tratta ovviamente di un provvedimento che, se approvato, creerebbe a mio avviso, uno Stato nello Stato, destinato a minare l’Unità del Paese.

Qualche anno fa una richiesta simile avrebbe suscitato scandalo; oggi non è più così. Prepariamoci quindi, in caso di adozione di questa sciagurata misura, a registrare il definitivo tracollo del Mezzogiorno.

E’ molto probabile che l’autonomia sarà quindi approvata in silenzio, senza un dibattito parlamentare, nella distrazione della stampa nazionale con una legge ordinaria che nessuno conosce ancora e che il Parlamento, come già avvenuto per qualche altro provvedimento, non potrà modificare…insomma: prendere o lasciare!

Alcuni intellettuali meridionali, autorevoli costituzionalisti, politici, sindacalisti e persone di buon senso, si stanno muovendo nella stessa direzione, ovvero quella della mobilitazione.

Si tratta di iniziative certamente meritevoli, che esaltano il valore della testimonianza, cosi come è avvenuto qualche giorno fa a Crotone, ma che, temo ahimé, non avranno la forza neanche di lambire la sfera governativa.

E allora che fare?

Bisognerebbe mettere insieme, io credo, tutte le forze sane del Sud, in una protesta memorabile che, arrivando fino a Roma e invocando l’intervento del Presidente della Repubblica, quale massimo custode del valore dell’unità nazionale, possa impedire che sulla pelle della nostra gente si consumino danni incalcolabili.

Auspico altresì che questa volta i problemi politici che ruotano intorno al tema dell’Autonomia siano ben presenti ai Signori parlamentari del M5S, i quali saranno chiamati ad affrontare in Aula questo delicatissimo argomento. Nel voto non ci dovrà essere alcuna disciplina di partito perché qui è in ballo la coesione dell’Italia.

Ritengo utile e necessario che anche le Amministrazioni locali partecipino attivamente al dibattito; per questo mi farò carico di proporre ai Signori Capigruppo consiliari di discutere questo tema nella massima assise istituzionale della Città che è il Consiglio comunale, perché anche Crotone partecipi e faccia sentire la sua voce.

Il Presidente del Consiglio Comunale

Serafino Mauro

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