di Francesco Biafora

Ultimo post 5 aprile 2019.

Non è mai facile nella nostra difficile, frenetica e piena quotidianità chiamata vita, imbattersi, spesso duramente e quando meno te lo aspetti, in colei che tutto decide e tutto chiude, definitivamente: la morte.

Soprattutto e inevitabilmente, quando a lasciarci per sempre sono persone a noi molto care.

E non necessariamente familiari.

Si perché ci sono alcune persone molto speciali che, durante il nostro cammino e percorso di vita, possiedono il grande e prezioso dono di lasciare qualcosa, di lasciarci qualcosa in eredità.

Qualcosa di preziosamente indelebile.

Memorabili tracce di vita vissuta che sconfiggono anche la morte…

Tipico e molto comune nei grandi uomini, che quando non sono più, lasciano si un vuoto dolorosamente incolmabile, ma allo stesso tempo ricco di spazio che riempiremo del loro meraviglioso ricordo.

Per cosa hanno fatto, per quanto hanno saputo costruire e regalare, con garbo, amore e sorridendo sempre, alla propria famiglia, ma anche a chi per diverse ragioni ha avuto la fortuna di condividere qualcosa con loro.

Antonio Adamo, il dottore, era tutto questo, e anche molto di più.

Un uomo puro, vero, distinto e gentile, che ha sempre affrontato tutto con slancio, passione e coraggio, senza mai alzare i toni, con pazienza, e sorridendo…

Di lui si dice che era una persona stupenda.

È vero.

Che amava i suoi figli, che era un marito affettuoso ed un politico onesto.

È vero.

Un medico con la M maiuscola, di quelli che se ne trovano pochi.

È vero.

Un recordman di preferenze alle provinciali, con tutto il suo quartiere che votò in massa un uomo generoso e per bene, amorevole verso i suoi pazienti, tifosissimo del Crotone e della sua Juventus, compagnone di mille mangiate organizzate con gli amici.

È vero.

Ma è anche e purtroppo vero che una maledetta e assurda malattia, repentina ed inesorabile, ce lo ha “rubato” proprio sul più bello.

Quando? Lo scorso 5 aprile, quando ho letto il suo ultimo post su Facebook…

Dopo di che il silenzio.

Solo pochi giorni, e ho capito tutto…

Eravamo davvero in tanti oggi a salutarti per l’ultima volta.

Ciao dottò, e grazie!