Riceviamo e pubblichiamo

Ho atteso qualche giorno prima di intervenire nel dibattito che si è aperto nel Partito Democratico che ho potuto seguire solo sulla stampa, in quanto mai coinvolto in alcun ragionamento.
Ed il mio rammarico principale è stato proprio il fatto che questo dibattito avvenga in segrete stanze private, chiuse ermeticamente e senza alcuna partecipazione.
Onestamente se questo è il primo passo di un nuovo percorso, posso già affermare che il processo è terminato prima ancora di cominciare.
Ho letto con attenzione il documento sottoscritto da 51 firme. Letto e riletto, ma senza trovare alcun spunto di interesse o di riflessione di un certo valore politico, tanto meno di autocritica.

Si parla di rinnovamento e di discontinuità e a firmare il documento sono gli stessi che da ventanni (il più giovane) determinano con le loro azioni le sorti di questa città e sono i reali protagonisti del declino della sinistra crotonese.
Si parla di rinnovamento e di discontinuità ma senza dare a questi due termini alcuna concretezza e significato. Sono detti per caso e per abitudine.
Addirittura, si arriva a dire che la chiarezza e le regole devono essere
imprescindibili, per ripartire e puntare a avere un Partito Democratico nuovamente protagonista e a firmare sono gli stessi che delle regole e della chiarezza se ne sono infischiati altamente, arrivando persino a screditare lo statuto dello stesso partito che oggi si vuole rilanciare.
Una vera vergogna!

Forse qualcuno ha dimenticato gli ultimi avvenimenti che hanno portato alla mia candidatura a sindaco di Crotone per la coalizione di centrosinistra.
Forse conviene ricordare a tutti che a decidere il candidato e la coalizione è stata l’assemblea cittadina del PD, nei propri pieni poteri così come lo statuto del partito stabilisce.
Una scelta ed un procedimento che non è stato condiviso da chi, autosospeso, era anni che non veniva più nel partito a far sentire la propria voce e a dare il proprio contributo per il rilancio del centrosinistra a Crotone.

Hanno lavorato nelle segrete stanze, con il padrinaggio cosentino e i comparucci romani, e hanno lavorato per distruggere invece che per costruire, arrivando anche a far perdere l’utilizzo del simbolo a chi ne aveva pienamente diritto.
Una vera vergogna!
Hanno anche la faccia tosta di affermare che è finito il tempo dei voltagabbana e dei professionisti nel cambiare partiti quando, proprio gli stessi firmatari hanno consentito ed in alcuni casi accompagnato la transumanza politica di uomini del Partito Democratico, tra cui due vicesindaco, assessori e consiglieri di Vallone, ad ingrassare le fila del centrodestra.
Parlano proprio coloro che fino all’ultimo giorno, disperati perché incapaci di allestire una minima lista, hanno dato ai voltagabbana e ai professionisti nel
cambiare partiti dignità politica dialogandoci, e forse anche pregandoli, con l’obiettivo di costruire un’alternativa al PD cittadino.

Ce ne vuole faccia tosta
Se si vuole realmente rilanciare il Partito Democratico e parlare di discontinuità e rinnovamento, questi vecchi si devono realmente mettere da parte, i responsabili della distruzione di questo partito devono lasciare spazio e agibilità a nuove fila e a nuove energie.
Ripartire da chi ha politicamente e ripetutamente fallito non costituisce un inizio ma una tragica fine.
Ma la mia amarezza maggiore è stata nel leggere la replica della MIA segretaria cittadina, Antonella Stefanizzi.
Apprendere dalla stampa che la segreteria cittadina si è riunita e ha deciso di eseguire una vera e propria inversione ad U ritornando sui propri passi è stato, per me, davvero inaccettabile.
Leggere che la MIA segretaria cittadina sostiene che È necessario ora più di prima fare autocritica, unanalisi schietta e responsabile, come è giusto che sia in un grande partito, gli errori commessi devono rappresentare e offrire le linee guida per una ripartenza reale è incomprensibile.

Ho fatto una campagna elettorale cercando di essere l’alfiere di un partito che ci aveva negato anche lonore di innalzare la nostra bandiera.
Ho partecipato con entusiasmo alle assemblee cittadine perché ho ritrovato quello spirito di rinnovamento e quella voglia di discontinuità da precedenti gestioni politiche del PD che ne avevano affossato sogni, speranze e ambizioni.
Avevo ritrovato una nuova comunità politica, non nuova nei volti, ma nelle
intenzioni.
Queste le ragioni che mi hanno portato ad accettare una candidatura a sindaco in una sfida che appariva sempre di più unimpresa ciclopica.
Queste le ragioni che mi hanno spinto ad affrontare una campagna elettorale con entusiasmo, anche se difficile, pensavo che da qui si potesse ripartire con un nuovo progetto politico per la città.

Ma già durante i giorni precedenti al voto si avvertivano i primi segnali di un
ripensamento dei cosiddetti leader di questa comunità politica che, in campagna elettorale, sono spariti.
Non mi stupisco, quindi, della giravolta fatta in questi giorni, me ne dispiaccio.
Sono stato candidato anche con lavallo del commissario regionale e sono stato
lasciato solo difronte ad una sfida che richiedeva ununanime sostegno ed un fronte compatto, ed invece si sono verificati i soliti giochini e giochetti a cui da decenni sono abituati i dirigenti locali del partito, giochini e giochetti che sono la reale causa del loro costante e inesorabile declino, tanto da essere pronti a sottomettersi alla prima voce che arriva.
Ed il giorno dopo la sconfitta, nonostante sia l’unico rappresentante istituzionale di questa comunità sono stato dimenticato, probabilmente reo di aver dimostrato di essere uomo libero e poco assoggettabile a logiche di correnti.

Comprendo le ragioni che hanno portato alla mia esclusione dagli ultimi incontri.
Una voce fuori coro avrebbe dato fastidio ai soliti manovratori, ma se queste sono
le modalità con cui si vuole ripartire, mi dispiace affermare che i segni del fallimento si vedono già dai primi passi.
Fare autocritica, per me, significa capire non tanto le ragioni di questa sconfitta, ma le responsabilità nellaver mandato al macero un patrimonio ideale e valoriale che, a Crotone, da sempre ha rappresentato il centrosinistra.
Chi, in questi anni, ha distrutto il Partito Democratico non ha alcun diritto di sedersi al tavolo per ricostruirlo, anche perché da architetto, posso tranquillamente affermare che sulle macerie non si può costruire un nuovo edificio.

Danilo Arcuri

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