Intanto attendiamo l’ufficialità, dopo di che, così come abbiamo fatto appena una settimana fa, valuteremo e commenteremo l’ennesimo, pandemico DPCM che sta per vedere la luce. Almeno lui.

È atteso fra oggi e domani, e fra le varie anticipazioni che già circolano, una di quelle che molto probabilmente farà più discutere, è legata ad un possibile coprifuoco generale (senza sirene), che dovrebbe iniziare alle ore 18.00, e che dovrebbe contribuire a far decrescere la preoccupante curva dei casi positivi al Coronavirus in Italia. In Italia, appunto.

Insieme al coprifuoco, previste anche ulteriori restrizioni (over 70 in lockdown), ed altre chiusure che inevitabilmente, aumenteranno ed aggraveranno i già pesanti disagi economici e sociali. Soprattutto in una realtà difficile e già molto provata, come quella che si vive a Crotone, dove il “coprifuoco” serale non sarebbe certo una novità, ma purtroppo una triste conferma.

Una sorta di “scientifico” colpo di grazia per buona parte dell’economia crotonese, commercianti e ristoratori su tutti. Della serie: si “salva” una vita ma se ne “perdono” dieci. Rapporto realistico ed economicamente drammatico.

La salute e la salvaguardia di vite umane prima di tutto naturalmente, ma questa per Crotone però, potrebbe essere la strada del non ritorno.

Come glielo spieghi a chi non ha un lavoro fisso, a chi arrangia la giornata, a chi vive di stenti o di piccole pensioni, un lockdown, morbido o duro che sia, o un coprifuoco alle 18.00 del pomeriggio?

Si può morire di virus, ma anche di fame. È soltanto una questione di tempo, e di modi. E a Crotone infatti, al momento, e in attesa di “manne” e “miracoli” politici che continuano a non arrivare, “non ci resta che il Covid…”. Anche se, e solo pandemicamente parlando, Crotone zona rossa non lo è.

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