Riceviamo e pubblichiamo

Crotone ancora una volta, l’ennesima, si trova sommersa da acqua e fango. Da quel tragico 14 ottobre del 1996 ogni volta che piove la città e i crotonesi si sentono senza protezione, impauriti dagli eventi.
È il momento di passare dalle chiacchiere ai fatti e mettere in cantiere le opere da fare e soprattutto di avere l’umiltà di non continuare a fare i “maestri della sicurezza” a parole. Ancora una volta, anche se non avrei voluto, mi vedo costretto a fare riferimento ai miei appelli, alle mie interrogazioni consiliari di quando ho avuto l’onore di sedere tra i banchi del consiglio comunale e sollecitavo il sindaco Pugliese, poi il commissario straordinario Costantino, di portare avanti le opere già finanziate e che erano, e sono, ferme per incapacità e inadempienze. 

La più importante di queste opere è la vasca di laminazione di Tufolo, zona centro sportivo Desport, opera che metterebbe in sicurezza tutta la città e i quartieri più a rischio come Tufolo, Bernabò, Lampanaro e Gabelluccia. Per intenderci quella di Tufolo è una vasca di laminazione che permetterebbe di fare defluire con regolarità e più lentamente tutta l’acqua che arriva dalla periferia e che poi stagna in centro e nelle zone più in depressione
Non c’è tempo da perdere, le opere sono già finanziate.  Bisogna fare presto, perché non è più possibile caricare il peso dell’inerzia politica sulle poche attività rimaste ed ai cittadini ormai abbondantemente toccati e provati dalla pandemia in corso. 

È il momento di alzare la testa e di non fare più chiacchiere. È l’ora di iniziare a investire sul territorio e proteggere la città. 
Ci viene chiesto un grande sforzo corale per un’opera di rigenerazione urbana e sociale che parta dal rischio idrogeologico e dalla messa in sicurezza di tutta la città.
Un grande progetto da portare ai tavoli regionali, nazionali ed europei e in cui far convogliare come base di partenza tutte le risorse disponibili. A partire dall’Antica Kroton, all’Agenda Urbana, non dimenticando le tantissime risorse da recuperare come il Contratto di Quartiere, i due Piani di Recupero Urbano dei Quartieri Marinella e Sant’Antonio, le due Società di Trasformazione Urbana, Il Porto e La Stazione, Urban I e Urban II.
Da qui bisogna partire. Senza vittimismi. E senza attardarsi sulla ricerca di colpe e di colpevoli. In questo modo non si salva nessuno. Bisogna, invece, invertire la rotta e cominciare a far leva sull’etica dei principi e sull’etica della responsabilità.

Giovanni Procopio
Circolo Identità e Futuro Crotone

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