UN RACCONTO DI VITA (pezzi di memoria crotonese)

“Da ieri sera a Crotone piove a dirotto. Sono preoccupato, mi affaccio al balcone e le strade sono già diventate come fiumi. Spero che nessuno si sia fatto male. Nel 1996 pioveva alla stessa maniera, e poi sei persone persero la vita. Eppure da sempre si sa che nella nostra città ci sono zone ad alto rischio.

Mi alzo e messo degli stivali mi incammino verso la Marinella, non riesco a passare l’acqua è alta più di un metro. Appena vedo quel disastro mi commuovo e come in un sogno rivedo mia madre che con mio padre si erano costruita una baracca sugli argine del torrente Pignataro, piangere disperata correre verso la parte alta della strada per mettere in salvo me e le mie sorelle piccole. Aveva perso tutto.
Era il 1959 e ancora oggi esiste lo stesso problema.
Prima di arrivare a Fondo Gesù.

Una storia come tante altre, la baraccopoli della Marinella.
Purtroppo le baracche erano costruite in terreni abbandonati e privi di raccolte d’acqua, quelle della Marinella erano circondate da un lato il mare e dai lati dal fiume Esaro e dal torrente Pignataro.
Quelle del Carmine (Shangai), chiuse tra il mare e le montagne argillose.
Nel Novembre del 1959 tutta la Calabria fu interessata da forti piogge, nella città di Crotone il fiume Esaro ingrossato dal torrente Papaniciaro e fermato alla foce dal mare esondava, facendo cadere anche il ponte di ferro del trenino della ferrovia Calabro Lucana.

Stessa cosa succedeva al torrente Pignataro, che scontrandosi con le acque che arrivano dal mare esondò ed allagò tutti i terreni dove si trovava l’insediamento della baracche della Marinella.
Gli abitanti della baraccopoli erano disperati, in un attimo stavano perdendo tutto quel poco che conservavano in quei miseri tuguri.

Le grida delle donne accompagnavano il grande lavoro degli uomini. I pescatori della Marinella indossati gli stivaloni a coscia cercavano di mettere al riparo donne e bambini facendosi largo tirando calci a centinaia di topi.
Le donne con in braccio i più piccoli continuavano a piangere e tirarsi i capelli come quando moriva qualche parente. In un attimo avevano perso tutto quello che possedevano, una rete, un materasso ed un fornello a gas per cucinare”.

Pino De Lucia