LA NOTIZIA

La sentenza n. 6933 emessa dal Tar Calabria l’11 dicembre scorso, e pubblicata il 24 dicembre, parla molto chiaro, e ribalta di fatto il decreto “già confezionato”, assunto ufficialmente dall’allora Commissario ad Acta della sanità calabrese Saverio Cotticelli, di attuare dei tagli, pari al 20%, legati ad alcune importanti prestazioni ambulatoriali effettuate da strutture sanitarie e laboratori privati regolarmente accreditati, che di fatto avrebbero dovuto svolgere le Asp calabresi.

Ma evidentemente, sentenza alla mano, così non è stato.

Alcune di queste strutture private infatti, vedono accolto il loro ricorso in merito all’annullamento del D.C.A. n. 36 del 22.02.2019, avente ad oggetto

“Definizione livelli massimi di finanziamento alle Aziende Sanitarie Provinciali per l’acquisto di prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale con oneri a carico del SSR – Anno 2019”, in particolare nella Regione Calabria, interessata dal regime emergenziale del Piano di rientro, l’individuazione delle somme da destinare all’acquisto delle
prestazioni sanitarie da strutture accreditate spetta, come già evidenziato, al Commissario ad acta, nominato al fine colmare l’imponente esposizione debitoria calabrese nel settore sanitario, così da rendere stringenti i criteri di fissazione del
tetto massimo di spesa, posto a monte dell’erogazione dei singoli budgets destinati alle strutture private.

Tanto premesso, il D.C.A. n. 36/2019, nel fissare il tetto di spesa per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale in complessivi euro 67.418.681,68, ha ritenuto congruo il limite già programmato e finanziato con il D.C.A. n. 172/2018, e successivamente, ha considerato “coerente e necessario ai fini della garanzia dei LEA omogeneamente su tutto il territorio regionale”, decretare un’integrazione dei limiti di finanziamento per il 2019 per 4.000.000,00 euro, “finalizzata all’acquisto di prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale per le quali si registra una capacità produttiva delle strutture pubbliche rispetto agli incrementi attesi e per le
quali si registrano ancora tempi di attesa significativamente rilevanti, con
particolare riferimento a prestazioni TAC – RMN – ECOGRAFIA”.

Ne consegue che il vaglio sulla attendibilità del compendio di dati posto a base del D.C.A. n. 36/2019, riflesso della ritenuta congruità con la programmazione effettuata per il 2018, si pone in correlazione, come osservato nell’ordinanza cautelare n. 210/2019, con il giudizio sulla legittimità del D.C.A. n. 172/2018, il quale, in fase di proposizione del ricorso in esame, risultava pendente innanzi al Consiglio di Stato.
Con la recente sentenza n. 6933 dell’11.11.2020, il giudice d’appello, riformando la pronuncia di questo T.a.r. n. 2140/2018, ha quindi accolto il gravame e annullato il D.C.A. n. 172/2018.

LA MOTIVAZIONE

Il giudice di seconde cure ha quindi ritenuto non attendibile la proiezione, indicata dal Commissario ad acta nel D.C.A. n. 172/2018, circa l’incremento del 20% delle prestazioni a cura delle strutture pubbliche, al fine di sopperire al relativo taglio della spesa per l’acquisto di prestazioni dal settore privato accreditato.

Ciò posto, attesa l’evidenziata correlazione tra la fissazione del tetto di spesa per l’acquisto delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale cristallizzata nel
D.C.A. n. 172/2018, annullato secondo quanto appena chiarito, e il limite di spesa contenuto nel D.C.A. n. 36/2019 nella parte in cui è parametrato sui dati del 2018, considerati tuttavia non attendibili, tale ultimo provvedimento risulta viziato per eccesso di potere derivante da difetto di istruttoria”.

Naturalmente la vicenda non finisce qui. Le strutture sanitarie private in questione infatti, pur avendo vinto il ricorso al Tar, per poter vedere eventualmente riconosciuto dalle rispettive Asp quel 2% in più, dovranno ora ricorrere ad un decreto ingiuntivo.

Dopo di che si vedrà. Semmai.

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