Nessuna connessione con la Giornata della Memoria. A scanso di equivoci.

L’originale gesto di protesta, forte e sui generis allo stesso tempo, che Roberta Sestito, che si definisce “lavoratrice dello spettacolo indipendente”, ha “messo in scena” proprio questa mattina infatti, è soprattutto figlio della grande e prepotente voglia di inviare al mondo, ma prima di tutto a se stessa, un messaggio forte e molto chiaro: il teatro è morto.

E allora, contro tutte le regole e gli stereotipi, vestita da sposa ma in lutto per il suo beneamato teatro, e più che sicura di non passare affatto inosservata, Roberta ha attraversato la sua città natale in lungo ed in largo, suscitando immediatamente l’attenzione e la incontrollabile curiosità di tutti. Bingo.

Chi è questa bella ragazza, perché se ne va in giro in abito da sposa, con chi ce l’ha, cosa vorrà, che problemi potrebbe avere? In pochi minuti il “mistero” impazza sul web, sui gruppi social, e anche fra la gente per strada.

Fino a quando, raggiunto il suo obiettivo, artistico e personale, è la stessa Roberta Sestito a svelarlo.

“Piangiamo ancora un lutto che dura da sempre, l’arte libera.
Il teatro muore dapprima dell’emergenza sanitaria che oggi, ha solo reso pubblico il decesso.
Non voglio protestare, voglio esserci quando ci si deve essere. Ogni giorno.
Il teatro è in crisi da sempre e solo ora ce ne accorgiamo.
Questa performance è un lavoro che faccio tutti i giorni come ballare in attesa del pullman, come cantare a squarciagola in camera mia o recitare per strada.
Con la chiusura dei teatri si è solo messo nero su bianco, un libro già letto un film mai visto.
Ringrazio chi ci ha trovato un pensiero positivo, un sollievo o uno shock. Ringrazio col cuore chi ha mostrato dissenso, sono contenta di aver suscitato qualcosa”.

Chapeau. Brava Roberta, il “tuo teatro” attende il bis.