Riceviamo e pubblichiamo

Siti orfani in una città sola e abbandonata
La Missione 2. Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica è uno dei pilastri del Next generation Eu e uno degli elementi fondamentali del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR) italiano. A questo fine sono stati infatti dedicati 71,6 miliardi di euro di fondi europei, articolati in 4 misure suddivise a loro volta internamente in una serie di componenti destinate a diverse finalità. Uno dei progetti previsti dal piano, consiste nel risanamento dei cosiddetti “siti orfani”, ovvero luoghi potenzialmente contaminati che, data l’assenza o inadempienza del responsabile, sono a carico della pubblica amministrazione e che lasciati in stato di abbandono rappresentano una minaccia sia per l’ambiente che per la salute di chi vive nei dintorni. Si tratta di aree industriali o minerarie dismesse, discariche abusive, ex inceneritori o raffinerie. Zone spesso coperte di rifiuti, inquinate da varie sostanze tossiche, che costituiscono una minaccia per la salute delle persone che vivono in loro prossimità.
Questo progetto permetterebbe di avviare azioni di bonifica attese da anni che, oltre ad avere un effetto positivo da un punto di vista ecologico, potranno migliorare anche la qualità della vita di chi vive in questi territori. Oltre ad alleggerire le amministrazioni locali dell’onere di gestione, che , in molti casi ,risulta particolarmente gravoso . Il risultato potrebbe essere quindi positivo su molti livelli, come la trasformazione di questi ambienti oggi contaminati in una risorsa per lo sviluppo economico. O ancora la creazione di nuove aree verdi pubbliche, con finalità ambientali o sociali.
Secondo il Ministero della Transizione Ecologica i siti orfani in Italia sono 271 .

Nello scorrere l’elenco, non appare nessun sito orfano della città di Crotone. Questo a noi appare assurdo e inconcepibile, in special modo perché Crotone è una delle città con la più altra concentrazione di siti contaminati e abbandonati in Italia , non solo di tipo industriale . Una circostanza che  la  dice tutta , più di mille nostre parole , sull’attenzione e sull’interesse che la politica nazionale , e non solo a far data da oggi,  riservano alla  città e all’intero territorio crotonese; ma la dice ancor meglio sull’incapacità e sull’inadeguatezza di un intera classe dirigente che ,a tutti i livelli,  ha abdicato al proprio ruolo e alle proprie funzioni preferendo occuparsi di questioni di lana caprina o nel migliore dei casi per parlare del nulla .
Per entrare nello specifico, noi crediamo che un intervento riguardante i siti orfani , con le imponenti e irripetibili risorse del PNRR , doveva e poteva riguardare due aree cruciali della nostra città:
Il quartiere Lampanaro e l’ex area Sasol .
Non molti ricordano che Il quartiere Lampanaro fu costruito su un terreno fortemente inquinato con l’aggravante di trovarsi in un sito acquitrinoso e che oggi, per questi motivi,  andrebbe demolito e ricostruito ex novo . La presenza di materiale contaminato oltre alla presenza di falde acquifere ineliminabili e in parte incontrollabili , pongono problemi non solo di tipo ambientale ma anche e soprattutto sanitario.

Non aver  minimamente pensato e proposto d’inserire questo quartiere nei 271 siti orfani del Mite è  per noi  inconcepibile oltre che paradossale .
Così come ricordiamo che l’ex area industriale Sasol,  in cui insisteva il reparto delle zeoliti di proprietà della Sasol Italy, venduto alla società Kroton Gres 2000 Industria Ceramiche dell’im-prenditore Spaggiari , negli ultimi mesi è stata oggetto di un piano di caratterizzazione con l’utilizzo di fondi pubblici da parte del Comune di Crotone in danno dell’imprenditore privato . Area sulla quale, ad oggi , nonostante la sentenza con la quale la Corte di appello di Catanzaro condannò la società Sasol Italy Spa ad assumersi la responsabilità dell’attività di bonifica nell’area industriale “fortemente inquinata” dell’ex Enichem , non esiste nessuna ipotesi di bonifica .

E l’unica strada praticabile, visto il mancato inserimento nei 271 siti orfani del Mite, sembra essere quella di ricorrere ad una bonifica in danno dello stesso imprenditore modenese, fallito da tempo. Una bonifica a totale carico del comune di Crotone , ente locale in cui insistono gli ex impianti produttivi , e quindi a carico della comunità. Come dire oltre al danno anche la beffa.
Per questo, e per tanti altri motivi sui quali continueremo ad accentrare la nostra attenzione ,  crediamo sia giunta l’ora di cambiare. Per dare concretezza e consistenza ad un rovesciamento di metodo e di prospettiva che per noi non può che essere culturale e generazionale . 

Una presa di coscienza da parte delle nuove generazioni che , con determinazione , e in forza delle loro idee e dei loro pensieri , e delle loro visioni , assieme ,e di concerto, con tutta la comunità , trovino il coraggio e l’energia per riavviare Crotone. Un nuovo inizio per una città umiliata e offesa da oltre vent’anni  di isolamento e di marginalità che hanno finito per smantellare quella che una volta era la capitale del lavoro e della dignità del lavoro .

Giuseppe Fiorino

Fabio Manica

Fabiola Marrelli

Andrea Tesoriere

Alessia Lerose

Carmen Giancotti

Anna Maria Cantafora

Vincenzo Familiari

Salvatore Riga

Mario Megna