A sinistra, l’avvocato Emanuele Procopio mentre ascolta una donna nella sede dell’associazione, a destra la presidente di Libere Donne Crotone Caterina Villirillo.

INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE LIBERE DONNE DI CROTONE CATERINA VILLIRILLO. CON LEI, “DONNA CORAGGIO”, DA ANNI ORMAI PIENAMENTE DENTRO L’UNIVERSO SOCIALE, ABBIAMO PARLATO DI UN TEMA SEMPRE E PURTROPPO ATTUALE, SCOTTANTE ED IRRISOLTO: IL FEMMINICIDIO. COSA FUNZIONA E COSA NON FUNZIONA, COSA E CHI DOVREBBE FARE DI PIÙ, DALLE ISTITUZIONI AL MONDO DELL’ASSOCIAZIONISMO.

Perché secondo lei le donne continuano ad essere uccise, nonostante tutta l’attenzione generale che ruota attorno a questo grave problema sociale?

Le donne continuano ad essere uccise perché bisogna andare verso un radicale cambiamento culturale, che purtroppo manca ancora. Patriarcale se parliamo della figura maschile familiare.
Ma nonostante se ne parli tanto, e nonostante ci siano stati tanti emendamenti nuovi di contrasto alla violenza, siamo comunque in ritardo su tutto.
Perché l’attenzione mediatica è tanta, verissimo, ma quando il fattaccio è oramai accaduto. Manca l ‘attenzione ai territori, fare rete con le associazioni, manca un tavolo tecnico che si occupa solo di questo, e che potrebbe essere di grande aiuto. Purtroppo, solo nei giorni del 25 novembre ed 8 marzo le reti sociali e politiche si organizzano per fare sensibilizzazione, ma di realmente concreto poi non si fa nulla sui territori, perche la politica secondo me, dovrebbe sostenere il sociale sempre ed a prescindere”.

Molto spesso la donna perseguitata è una sorta di “morto” che cammina…Cosa si potrebbe e si dovrebbe fare per prevenire, e per non intervenire quando è ormai troppo tardi?

“La donna perseguitata e vittima di violenze purtroppo, è quasi sempre un “morto che cammina”, e lo è per due semplici motivi:
Ha bisogno di rielaborare ciò che gli è successo ed ha anche bisogno di riorganizzarsi un vita mandata in pezzi da altri.
Ha evidenti ed oggettive difficoltà a ricostruirsi, perché ha bisogno delle cosiddette opportunità. E soprattutto di chi queste opportunità gliele offre.
Si potrebbe fare tanto in questa direzione. Mi riferisco ai diritti sanitari, al diritto abitativo, ai diritti lavorativi e di reinserimento sociale per i propri bambini. Per prevenire bisogna avere più centri di aggregazione sociale, associazioni che si occupano di fare sensibilizzazione, e più incontri con le famiglie attraverso la scuola”.

Lei è a contatto con donne che hanno questo tipo di situazione tutti i giorni. Di cosa hanno bisogno prima di tutto, e perché quasi sempre non denunciano?

“Il nostro centro ha una media di 5/6richieste di aiuti ogni due giorni. Sono tante. Le donne che si rivolgono a noi hanno bisogno di trovare prima di tutto l’ambiente adatto per aprirsi, l ‘empatia, perché ti affidano la loro vita personale, i loro segreti tra le mani, e poi semmai denunciano.
La signora di Cutro uccisa giorni fa, se si fosse rivolta ad un centro o ad un associazione come la mia, molto probabilmente non sarebbe morta.

Perché queste donne arrivano con l’autostima quasi distrutta, ecco perché non denunciano subito. Ed è li che bisogna non lasciarle mai da sole, lavorare su di loro e rafforzarle, nella volontà e nel carattere. Farle sentire più forti e sicure.
Noi quando prendiamo qualcuno in carico, facciamo la nostra telefonata giornaliera sempre, per non staccare il contatto con loro, proprio perché poi da sole non ce la fanno. Sono donne molto provate e vulnerabili. Proprio come è successo alla signora di Cutro, che aveva chiamato l’avvocato Critelli si, ma che successivamente però non ha fatto nessun percorso propedeutico al suo grande stato di disagio interiore”.