Riceviamo e pubblichiamo

In qualità di presidente di “Città Spazio” intendo esprimere la più convinta solidarietà mia personale e di tutta l’associazione agli ex dipendenti della sosta regolamentata, che si sono visti riconoscere i loro giusti diritti dal giudice del lavoro.
Il “ricatto” al quale i dodici lavoratori erano stati sottoposti dall’organo amministrativo di Akrea non lasciava spazio ad alcun dubbio circa l’esito della vicenda. Alcuni di essi non hanno avuto modo di “resistere” alla proposta tanto indecente quanto stolta della cassa integrazione Covid perché mai come nel drammatico periodo della crisi pandemica il “tengo famiglia” rappresentava una condizione più che comprensibile per accettare tutto quello che passava il convento.
Tuttavia non si possono sottacere i limiti e la perversione di una soluzione da “ingegneria gestionale”, che neppure il sindacato ha saputo ricondurre nella sua dimensione sociale e umana.

Ma in questa triste storia di insipienza amministrativa non tutto è imputabile alla dirigenza della partecipata pubblica che, dopo la sciagurata parentesi commissariale, è caduta dalla padella nella brace finendo nelle mani della furiosa pattuglia di giacobini che ha occupato (speriamo ancora per poco) piazza della Resistenza.
Ci aspettavamo che il sindaco del popolo (tradito) e i suoi sodali, anziché imbastire una improbabile “indagine” su due medagliette e una cena, prendessero a cuore le sorti dell’unica azienda pubblica cittadina, mettendola in condizione di operare al meglio con risorse adeguate, soprattutto tentando una soluzione strutturale anche per tutti quegli altri lavoratori – ex Akros, personale del verde – che vagano da anni nel purgatorio della precarietà.
Dal primo cittadino, invece, solo parole. Parole di circostanza che non incantano più nemmeno i suoi (ex) sostenitori.
Parole incalzate e smentite dai fatti, come dimostra la vicenda in questione.
Lo spirito di rivalsa (contro chi?) che ha caratterizzato i primi giorni del suo mandato ha lasciato ben presto il posto a un atteggiamento pilatesco di indegna ipocrisia.

La situazione è ormai sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere la realtà senza pregiudizio. Più personale in pancia ad Akrea, da gestire con gli stessi soldi di prima, puntando tutto su un fantomatico finanziamento regionale che vedrà solo chi sopravviverà, visto che l’unico modo per sperare di ottenerlo sarebbe quello di investire in mezzi e attrezzature.
Ma forse è proprio questo l’intento di questa amministrazione: dispensare qualche placebo per recitare il de profundis di un’azienda che noi di “Città Spazio” abbiamo sempre considerato un patrimonio della collettività.

Crotone 3 maggio 2022

F.to Mario Galea