RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

“Reverendo Don Mattia BERNASCONI,

Grazie a Lei, da quattro giorni i media locali e nazionali trattano con rispetto ed onore in alcuni casi, ed in altri, con durezza e severità, il caso della Messa da Lei celebrata nel mare delle coste crotonesi, ed  in costume da bagno, usando come altare un materassino gonfiabile,  tenuto immobile sulle onde da qualcuno che si potrebbe identificare in un pioniere di  ministranti di un improbabile futuro.

I fedeli poi, tra gli schiamazzi e grida di famiglie dedite al gioco, per come giusto che sia in una spiaggia,  l’hanno assistita, sdraiati comodamente a prendere il sole, perché Lei, caro don Mattia ha fatto credere che ciò che si stava consumando ai loro occhi, fosse cosa buona e giusta. Ed invece no!

Ed Ecco che stamattina e nonostante le Sue lettere di scuse, oltre ad avere assistito a “flebili, incomprensibili e prolissi  richiami” nei Suoi confronti, sono apparsi oggi altri articoli in tutta Italia e nel mondo con la notizia dell’apertura di un fascicolo a Suo carico, da parte della Procura della Repubblica di Crotone.

Bene l’apertura di una indagine, anche perché ad un attento lettore, Le sue scuse sembrano più una presa in giro, come se si volesse burlare di coloro che siccome sono in disaccordo, Lei, definirebbe polemici.  Nessuna polemica, mi creda!  Ma certo, sarebbe stata opportuna un pò di prudenza.

Sono convinto, Reverendo, che se Lei avesse voluto celebrare la messa,  certamente avrebbe potuto farlo in  pineta,  avvisando con congruo anticipo, e rivestito di camice e stola, ed anche su di un rudimentale tavolino cosi come si fa per gli scouts e per i campi scuola, in via del tutto eccezionale.

 Avrebbe poi dovuto sapere, che a qualche centinaio di metri esiste una Parrocchia, ad altre poche centinaia esiste il monastero delle Carmelitane Scalze, dove avrebbe potuto usare non solo la loro chiesa, ma anche tutto l’occorrente per una degna e decorosa celebrazione così da offrire anche ai suoi compagni di viaggio una edificante esperienza. poi a nemmeno tre chilometri esiste il suggestivo santuario di Capocolonna, sempre aperto e se comunque, come mi pare di aver capito, Lei è venuto a Crotone per qualcosa che con la fede e la religione non ha nulla a che spartire, non vedo perché questa insistenza a dover celebrare per forza in certe condizioni di scadimento verso la Messa.

Nello scusarsi ancora, poi, affermare che è stata una “Messa normalissima” mi pare davvero offensivo nei confronti del Sacramento, che, inoltre, si è celebrato persino su un materassino, “offerto spontaneamente da fedeli”,  come Lei vuol farci credere.  E certo, i bagnanti erano li dal mattino ad aspettare di poterLe offrire finalmente il loro materassino come altare.

E’ proprio a tal riguardo che Lei Don Mattia, avrebbe dovuto sapere, come ogni celebrante,  che una messa non si può normalmente celebrare in tali condizioni di avventura e soprattutto senza indossare le obbligatorie vesti sacerdotali. Certo, in acqua si può anche predicare, ma non presentarsi in costume per celebrare messa.

Vede, don Mattia, Lei avrebbe dovuto altresì essere a conoscenza che, indossare le vesti sacerdotali era una volta accompagnato da preghiere che ci aiutano a capire meglio i singoli elementi del ministero sacerdotale.  Ed è per questo che mi sento di offrire un mio contributo non di sole e giuste regole di valore squisitamente normativo, ma soprattutto di fondamento teologico, per non sbagliare.

Ad esempio i testi della preghiera che interpretano l’alba, cioè il camice, la stola, vanno ambedue nella stessa direzione e cioè, evocano il vestito festivo che il padre donò al figliol prodigo tornato a casa cencioso e sporco.

Quando ci accostiamo alla liturgia per agire nella persona di Cristo, ci accorgiamo tutti quanto siamo lontani da Lui, quanta sporcizia esiste nella nostra vita. Non usiamo gli abiti liturgici belli per fare i modelli da sfilata o perché ci si debba sentire importanti , o perché, come asseriva erratamente qualche mese fa un sacerdote della nostra diocesi, “Siamo un gradino più in alto dei fedeli”. Abbiamo il dovere verso Cristo di presentarci all’Altare in Santi Ornamenti.

Egli solo può donarci il vestito festivo per renderci degni di presiedere alla Sua mensa, di stare al Suo servizio.  Il Libro dell’Apocalisse commenta: “Essi avevano lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello, e che in questo modo essi erano diventati candidi come la luce”. Ma come può avvenire che lavando qualcosa nel sangue, diventi bianca? La risposta è, che il sangue dell’Agnello rappresenta, anzi, è, l’amore di Cristo crocifisso, ed è questo amore che rende candide le nostre vesti sporche, che rende verace ed illuminato il nostro spirito oscurato, e , che nonostante tutte le nostre tenebre veniamo trasformati in luce del Signore.

 Indossando quindi il camice, dovremmo ricordarci che egli ha sofferto anche per me; e soltanto perché il Suo amore è più grande di tutti i miei peccati, che posso rappresentarLo, ed essere testimone della Sua luce, e non per i miei o i nostri meriti intrisi di tanta povera umanità.  Purtroppo oggi, nonostante i tanti richiami liturgici centrali, in molti casi ci presentiamo all’altare con molta sciatteria, come se volessimo indicare una questione di personale umiltà, dimenticando che il “nostro decoro” vestendo gli abiti liturgici verso i sacramenti, non è per noi, ma per rispetto a ciò che stiamo celebrando. E così si assiste ad un clero che sul camice non indossa il cingolo, l’amitto, persino la stola, così, per personale comodità; ma guai ad omettere zucchetti, anelli, croci, pastorali e mitre.

Caro don Mattia, sicuramente quello di aprire un fascicolo su di Lei da parte della Procura della Repubblica, che opera sempre per il bene comune, credo sia un atto dovuto, e Le auguro che sia clemente con Lei per la Sua imprudenza e leggerezza.  Auspico altresì, essendocene i presupposti, che la Procura metta gli occhi anche sulla gestione delle centinaia di migliaia di euro annuali destinati ai poveri del crotonese”.

Don Francesco Giungata

Dottore in Diritto Canonico