Lo spettacolo è pronto. Hanno già montato baracca e burattini, e sono tutti pronti alla “recita” madre che, teatro dopo teatro, accompagnerà gli attori politici verso l’atto finale: l’election day. Alle urne, il prossimo 25 settembre. E, diciamocelo, a meno di un mese dal fatidico giorno, fantasmagoriche promesse a parte, unite ai soliti ed ormai superati artifici verbali, c’è un allarmante dato che balza prepotentemente all’attenzione generale, (anche se gli addetti ai lavori non ne fanno pubblicamente cenno), legato ad un possibile e largo astensionismo.

Pare infatti che, per evidenti motivi di disaffezione e sfiducia verso politica e politici, addirittura un italiano su tre abbia deciso di non andare a votare, non ritenendolo opportuno ed importante, guardando ad un futuro sempre più incerto, confuso e difficile. Se tale tendenza, supportata da più di un sondaggio, dovesse essere confermata, lo scenario post elezioni potrebbe subire un cambiamento sostanziale e molto significativo. In virtù di ciò, inevitabilmente, strategie e programmi delle varie coalizioni in corsa per il Governo, potrebbero subire variazioni comunicative non indifferenti.

Una delle priorità infatti, (di qualche, ma non di tutte le forze politiche), sarebbe infatti quella di catturare il maggior numero di indecisi possibile. Abbiamo detto indecisi, e non chi invece le idee le ha già molto chiare: non votare. Normale e legittimo a questo punto chiedersi, a chi gioverebbe una situazione del genere? Al centrodestra, al centrosinistra, oppure al Movimento Cinque Stelle?

Osservateli ed ascoltateli bene, e capirete.

È sempre e solo una semplice questione di numeri, sia che si vinca, sia che si “perda”. L’importante è esserci, e poi si vedrà. Anche a costo di ripresentare agli italiani un Governo che, non ha i numeri. Appunto.