Riceviamo e pubblichiamo

Dopo un’estate in cui cittadini e imprenditori locali hanno combattuto con continue interruzioni idriche causate da siccità e rotture delle tubazioni, arriva la notizia che, salvo piogge allo stato non previste, fra circa venti (avete letto bene, venti!) giorni saranno esaurite le riserve idropotabili (per semplificare, l’acqua destinata alle nostre case, non solo quella destinata all’agricoltura) per Crotone e Rocca di Neto.

La notizia pare sia arrivata alla Regione Calabria il 20 ottobre scorso da parte di A2A. Chi è A2A? Uno dei cinque soggetti giuridici coinvolti nella fornitura di acqua potabile sul territorio, sulla base di una convenzione risalente al 1968 (sì, avete letto bene anche stavolta, 1968). Gli altri quattro soggetti coinvolti sono CORAP, Consorzio di bonifica, SORICAL, CONGESI.
Qual è la peculiarità di A2A in questo contesto? A2A è una società multiservizi quotata in Borsa che, tra le altre cose, si occupa anche di produrre, distribuire e vendere energia elettrica e che pare sia anche abbastanza efficiente in questo settore, tant’è vero che, in un comparto generalmente caratterizzato da elevato indice di criticità economico finanziaria, comunque in termini di bilancio se la cava bene.

Per produrre questa energia A2A utilizza, tra l’altro, l’acqua dei laghi calabresi che sarebbe destinata a soddisfare anche altri bisogni, ad esempio quelli dei cittadini e degli agricoltori locali. Eppure solo il 20 ottobre A2A comunica che l’acqua sta per finire alla Regione, la quale dopo ulteriori quattro giorni si attiva per chiedere che i volumi residui siano destinati in via prioritaria ed esclusiva agli usi idropotabili (e non per produrre energia da vendere) e ricorda ad A2A che è opportuno gestire le risorse tenendo conto dei fabbisogni del territorio e quindi programmandone l’uso.

Il 28 ottobre la società risponde che attiverà parte della scorta idrica prevista per il caso di black-out, ma che queste scorte basteranno per circa un mese e che, appunto, non si assume la responsabilità delle eventuali conseguenze sulle utenze elettriche ragionali. Che suona un po’ come “Scegliete: l’acqua o la luce”.
Ad oggi ancora non è chiaro se e come i Comuni interessati dalla crisi idrica (in particolare, rischiano di rimanere a secco Crotone e Rocca di Neto) siano stati attivamente coinvolti e soprattutto se siano stati attivati tavoli di gestione dell’eventuale incombente emergenza.

Perché ho provato a ripercorrere le tappe di tutta questa vicenda? Perché al netto di tutte le considerazioni sul come rimediare a carenze strutturali, a dispersioni e perdite, su come utilizzare le risorse in arrivo con il PNRR, anche senza essere un tecnico del settore, ci sono una serie di domande che sorgono spontanee: proprio a fronte delle continue crisi idriche cui il territorio è sottoposto, possibile che nessuno, almeno a livello istituzionale, si occupi di programmare e monitorare l’utilizzo delle riserve idriche del territorio affidate ad un privato?
Anche se da domani dovesse piovere per giorni e si riuscisse ad evitare l’interruzione idrica, di fronte a questa ennesima emergenza, cittadini e imprenditori a chi dovrebbero imputare la responsabilità? La Regione come intende evitare che in futuro si verifichino nuovamente situazioni simili?
Ancora, si sta facendo qualcosa – oltre alla danza della pioggia – per attivare ulteriori risorse nel caso si rendessero necessarie? A tal fine, non sarebbe stato opportuno coinvolgere tempestivamente le istituzioni locali anche solo per attivare procedure di razionamento?

Un particolare curioso: in una delle pagine del sito ufficiale di A2A, c’è un bel disegnino che raffigura il modello produttivo della società, in cui la comunità (privati, Istituzioni, soggetti commerciali e industriali) è messa al centro del sistema.
In questa, ennesima crisi idrica, chi si occuperà dei bisogni della comunità?

Annagiulia Caiazza
Segretario PD Crotone