“Penso che se un uomo, tuo marito, chi ti aveva promesso rispetto ed amore eterno,

arriva a fare questo, a farmi tutto questo, a picchiarmi tutti i maledetti giorni, molto probabilmente è solo perché non ho avuto il coraggio di mettere i paletti dall’inizio del nostro rapporto.

Non ci si arriva di colpo a questo punto.

Inconsciamente ero convinta che fosse giusto così, ma mi sbagliavo.

È molto rassicurante avere al tuo fianco un uomo di indole aggressiva, ma vile, questa forse è la verità.

L’uomo perfetto per una donna che come me, è cresciuta a pane ed identità di ruolo.

Penso pure che forse la colpa è stata anche un po’ dei miei genitori, che mi hanno cresciuta in un mondo perfetto, ovattato, dove nessuno poteva farmi del male, che mio padre mi ha fatto credere che un uomo debba prendersi cura di lei, e mia madre mi ha fatto credere che una donna debba sviluppare un habitus remissivo nei confronti del suo compagno.

E oggi mi chiedo perché. Perché?

Non dico che me la sono cercata, ma mi sto convincendo che lo stereotipo della donna vittima e debole sta facendo solo danni.

Bisogna reagire. Devo reagire.

A tutti i costi, prima che il tempo decida per me.

Comincio a credere che da sola la giustizia non basti più, e che debba trovare il coraggio di reagire, di tirare fuori le unghie, e non solo le lacrime.

Anche perché non ne ho più.

La vita è troppo preziosa per sacrificarla sull’altare di una causa, qualsiasi essa sia. È una guerra combattuta ad armi impari. Il campo di battaglia è una cultura patriarcale che cresce una generazione dopo l’altra con l’idea intrinseca che la donna sia un bene di proprietà.

E per ogni carnefice, purtroppo c’è una vittima.

E finché la vittima farà la vittima, non sarà mai qualcosa di diverso.

In questi giorni patinati di falsi sorrisi e finta bontà offerta in saldo, tutto sembra essere passato, vissuto, finito.

Come se una spugna magica avesse pulito e cancellato tutto. Orrore ed orrori, lividi e cicatrici.

Ma so bene che è soltanto un sogno con la scadenza già scritta, e io voglio rimanere sveglia…

Spero”.

Laura