



E’ stata rigettata questa mattina dalla Corte d’Assise di Catanzaro, l’istanza di arresti domiciliari e di ricovero in clinica carceraria, proposta dai legali di Salvatore Gerace.
Nella odierna udienza è stato sentito il teste della controparte, che con specifica perizia medica ha confermato le sue patologie ed ha aggiunto che il Gerace era allettato dal 2015, precisando che si trattava di una situazione temporanea dovuta da una lussazione della spalla, che lo stesso poteva quindi guidare ed andare in giro (dunque allettato solo temporaneamente).
Le richieste, ex 507 cpp, di altre prove ritenute assolutamente necessarie, (tabulati telefonici delle utenze e rilievi impronte di Giuseppe sulla pistola) non sono state accolte perché la Corte,
per come sostenuto dai legali di Catia Villirillo, Gessica Tassone ed Emanuele Procopio, non le ha ritenute assolutamente necessarie al fine della sentenza.
In buona sostanza se la Villirillo ha chiamato i Carabinieri invece di chiamare la Polizia, non è stato ritenuto un fatto rilevante in merito alla colpevolezza di Gerace.
E se anche il Gerace avesse detto il vero su questo punto, la Corte non lo ha ritenuto comunque un punto fondamentale.
Lo stesso vale per le impronte di Giuseppe sulla pistola.
Per la Corte infatti non sarebbe importante la presenza di impronte o meno sull’arma che ha ucciso Giuseppe Parretta.
La prossima udienza è stata fissata per il 5 dicembre.





