

Riceviamo e pubblichiamo
Ma quali pari opportunità?
Sulla scia del caso nato intorno ad una presunta, quanto mai infondata illegittimità, di una delibera del Direttore Generale dell’ASP di Crotone con la quale si regolarizza la mansione di una lavoratrice, mi si affollano una serie di pensieri che da tempo, oramai, sono diventati dei capisaldi della situazione in cui noi donne lavoratrici dobbiamo muoverci.
Tutti sempre pronti, donne e uomini, delle istituzioni, dei partiti, dei sindacati e delle associazioni tutte a dibattere pubblicamente sulla necessità di dare alla società un contributo fattivo affinché il ruolo delle donne, atavicamente rilegato alla casa ed alla cura della famiglia, potesse trovare una dimensione paritaria a quella degli uomini in termini di diritti, possibilità, opportunità e dignità.
IPOCRITI, solo parole usate per prendersi l’applauso, la foto in prima pagina o un post sui social magari nei due momenti dell’anno (8 marzo e 25 novembre), quando ci si aspetta il discorso canonico per l’occasione.
E si, dopo più di 20 anni di esperienza sul campo non posso far altro che arrivare a questa triste e deprimente considerazione. Oggi tocca l’amica e compagna Graziella, alla quale va la mia solidarietà ed il mio incoraggiamento a non mollare mai, come so già che farà. Rea di avere portato alla luce situazioni poco trasparenti sulla gestione del personale nella sua e nostra azienda (trattandosi del servizio sanitario), di avere una tessera sindacale forse scomoda che da anni prova a scardinare nicchie di potere che evidentemente reagiscono con ogni mezzo per non essere minate.
Ma ogni donna nella sua vita lavorativa ha subito e/o subisce comportamenti che ledono la sua condizione di
persona. Francamente non se ne può più.
Il doppio del lavoro, il doppio della dedizione, il doppio dello sforzo messo in campo ogni giorno per dimostrare il nostro valore, ma basta che tu non sia simpatica o che sia da intralcio al collega o al sistema di turno che, eccoti colpita sul tuo essere donna.
Colpita sul suo modo di essere, sul suo modo di vestire o di relazionare ecco cosa provate a fare per metterla in un angolo e farla stare buona. Tanto i complici non mancano. E così invece di fare quadrato intorno alla collega di turno, convinti che a voi non toccherà mai, ecco le iene che sghignazzano e già gustano il banchetto che le aspetta quando la preda rimarrà a terra. Metafora non a caso, perché le maggiori nemiche di noi stesse rimaniamo poi noi donne. Incapaci di fare squadra al pari degli uomini, invidiose del successo dell’altra e pronte ad ostacolarci più di quanto ci sia possibile. Utilizzando gli stessi mezzi se non peggiori dei colleghi maschi.
E’ a voi che mi rivolgo, RASSEGNATEVI ci sono donne che non si lasciano intimidire e continueranno a rompere schemi mentali arcaici che continuate a perpetrare, unite a tutti gli altri uomini e donne che su principi di civiltà e di giustizia non hanno intenzione di indietreggiare di un solo millimetro, e voi invece rimarrà la considerazione di aver messo in campo azioni che vi qualificano per quello che siete e non certo per le belle parole che usate nei vostri discorsi.
Stefania Taverniti
Donna e dirigente sindacale CGIL





