“Discontinuità ed apertura al nuovo!”. Cosi parlò ieri il “rivoluzionario” Commissario provinciale del PD Franco Iacucci, a margine di una giornata che, stando a quanto accaduto, e successivamente dichiarato da Iacucci, (vedi lasciapassare a liste di chiara matrice di centrodestra), ha molto probabilmente decretato ufficialmente la clamorosa fine politica del Partito Democratico a Crotone.
Si perché di partito ormai c’è rimasto ben poco, di democratico poi, più nulla. L’uomo di Aiello Calabro, spalleggiato da “vecchi” politici crotonesi, dimenticati e frustrati ex per antonomasia, alla faccia delle più elementari e fondamentali regole della democrazia, del rispetto nei confronti del partito, dei suoi iscritti e della città, ha di fatto sancito la demolizione del PD crotonese, trasformandolo in un ricovero per “poveri orfani” senza una fissa dimora politica. Inverosimile ma vero.
Una sorta di “suicidio” assistito e diffuso, che sta praticamente smembrando una forza di centrosinistra, per pura sete di potere, egocentrismo, misto a squallidi e penalizzanti personalismi. I risultati e le conseguenze di tali prodezze politiche al contrario infatti, si vedranno molto presto. Del resto, la triste storia della nostra città ce lo insegna, e purtroppo si ripete: si preferisce di gran lunga tentare di danneggiare e mettersi contro il rivale di turno, evidentemente riconosciuto più forte e quindi temuto, piuttosto che creare forza, coesione, unità, lungimiranza e strategia politica, per l’esclusivo bene della città e dei cittadini.
È proprio così che stanno andando le cose. E allora succederà che una parte del PD crotonese, quella più lucida, razionale, e con una identità ben definita, lascerà il partito, mettendo a disposizione della coalizione di Enzo Sculco una propria lista per le ormai prossime amministrative. Sarebbe la quinta, e non è ancora finita.


Sarebbe la quinta, e non è ancora finita.





