Non c’è molto altro da aggiungere. Si tratterebbe infatti soltanto di inutili “chiacchiere”, promesse e programmi a lungo termine. Vedi Sacal e tavolo tecnico (e poi muori).

Cambiano gli attori ed i protagonisti, ma il film però è lo stesso, e sempre con il medesimo finale: aeroporto Pitagora di Crotone senza voli, ed in perenne e sofferente attesa che la compagnia aerea di turno si muova “a pietà”. Sentimento piuttosto diffuso quando si tratta dello scalo crotonese, evidentemente, e forse non a caso, utilizzato quando occorre e poi messo da parte. Una sorta di “vuoto a perdere” tanto per intenderci. Che così, non serve a niente ed a nessuno.

Neanche ad un territorio, come quello crotonese, che dovrebbe vivere prevalentemente di turismo, almeno sei mesi all’anno. Pura utopia, per ora.

A questo punto dunque, preso atto che per tornare a parlare di voli di linea bisognerà attendere almeno sino al prossimo mese di luglio, sarebbe più che opportuno che la chiarezza e la trasparenza vengano prima di ogni altra cosa. O dentro o fuori.

Perché avere la assoluta consapevolezza di essere un territorio “senza ali”, non significa necessariamente essere tagliato fuori dal resto del mondo. Basta saperlo e regolarsi di conseguenza. Chi governa ed amministra la cosa pubblica infatti, sa molto bene che si possono e si devono poter percorrere vie alternative.

Tutto ciò ovviamente, non significa che si debba rinunciare al suo aeroporto, e molto bene fa il Comitato Cittadino Aeroporto di Crotone a continuare a lottare ed a vigilare, ma allo stesso tempo iniziare a considerare altre, concrete possibilità di trasporto. Prima di tutto, secondo noi, si dovrebbe scongiurare in ogni modo l’isolamento del nostro territorio, a prescindere dall’aeroporto, che è sempre lì. Se lo scalo crotonese ricomincerà a funzionare a pieno regime ben venga, ma se cosi non fosse, bisogna comunque farsi trovare pronti.

L’aeroporto non deve essere un comodo alibi per pochi, ma uno stimolo ed una spinta per tutti.