Riceviamo e pubblichiamo

Fabrizio Meo

Ritengo che ancor prima della seduta di Consiglio Comunale del sette di aprile in cui prenderemo atto
della volontà e della convinzione oramai fatta propria da una Città intera che il nostro Castello debba essere immediatamente riaperto, valga la pena, a costo di rischiare di essere smentiti, di esprimere la soddisfazione
per un risultato che segna una consapevolezza maturata a seguito di una battaglia civica combattuta all’inizio senza alcuna apparente possibilità di successo.
Quando sin dal primo mese della mia elezione di Consigliere Comunale iniziai a richiedere documenti e
contestualmente, palesatasi l’evidente fragilità delle motivazioni poste a sostegno del perpetuarsi della
chiusura, a sollecitare la riapertura immediata ed integrale piuttosto che quantomeno parziale della Fortezza
di Carlo V, francamente, sono rimasto sconcertato nel constatare come apparisse chiaro un vero e proprio
“percorso” burocratico ed istituzionale mirato a giustificare l’ineluttabilità della chiusura di un’intera Castello,
chiusura, che a sua volta ha giustificato quello che è obiettivamente da considerarsi una ulteriore stranezza
che rasenta l’abominio ed ovvero una rimodulazione della progettualità dell’Antica Kroton che ne ha
paralizzato l’attuazione per 17 mesi e ciò al fine di perseguire, insieme a pochi altri confusi quanto opinabili
scopi, soprattutto l’obiettivo, peraltro pienamente conseguito, di distogliere una parte delle risorse destinate
alla ricerca archeologica ed alla valorizzazione del nostro patrimonio storico culturale legato alla Magna
Grecia, alla bonifica di una fortezza demaniale, concretizzando così, credo, il primo caso di finanziamento di un Ministero con risorse economiche che erano al contrario destinate all’utilizzo da parte di un Comune.
Fallita ogni interlocuzione con la parte politica che oggi governa le sorti della Città non ho pensato per un
solo istante che si potesse prestare acquiescenza al perpetuarsi della chiusura, anche soltanto per un altro
solo giorno, di un complesso che oltretutto ospita la Biblioteca comunale, il Museo civico e che al di là di ogni altra considerazione costituisce un elemento identitario insopprimibile.

Una tale lettura ho condiviso innanzitutto, una volta di più, con Linda Monte e quindi con quei cittadini che
sfidando la “propaganda” di chi Sindaco in testa, prefigurava, anche nel corso dei lavori della Commissione
cultura che mi onoro di presiedere, quasi come una fortuna, anzi mi è parso persino di percepire come un
successo amministrativo, la paventata riapertura da qui a due anni,salvo imprevisti, del Castello con annessa
Biblioteca, hanno denunziato, incuranti delle accuse di disfattismo quando non di alto tradimento, l’esigenza di ribaltare la “verità ufficiale”, evidenziando come apparisse persino inverosimile nei suoi presupposti, per
non usare aggettivazioni anche peggiori, una linea della “fermezza” che pretendeva di mantenere un’intera
fortezza ostaggio di quattro sassi ritrovati a debita distanza da tutte le strutture maggiormente fruibili e
fruite, ma ugualmente, nonostante le evidenze scientifiche comprovanti la mancata contaminazione, a
tutt’oggi sottoposte a quarantena.
Ed in effetti ciò che colpisce è stata soprattutto la sbandierata volontà da quattro anni a questa parte di
mantenere ferma la ferrea chiusura di Biblioteca, Museo civico e di ben due torri cannoni compresi e ciò pure
a fronte di un’assoluta mancanza di prove neppure di un’ipotizzabile contaminazione degli ambienti
maggiormente fruibili.
Un po come se a fronte del ritrovamento di un sasso radioattivo in un muraglione si decidesse la chiusura di
tutta la muraglia cinese a parte oltretutto l’ovvia considerazione che un tale materiale radioattivo è
purtroppo equanimamente distribuito al di sotto del manto stradale e non soltanto di gran parte della nostra città.
Una tanto cinica, ingiustificabile presa di posizione è stata denunziata senza apparenti effetti nel corso dei
lavori della IV Commissione consiliare cultura e come evidenziato, fallita ogni possibile mediazione, ci si è determinati ad invocare un’assunzione di responsabilità da parte della massima assise cittadina, in ciò fortificati da un plebiscito rappresentato da più di mille sottoscrizioni, frutto di una ritrovata e ricercata consapevolezza dei propri diritti ed anche dei propri doveri di cittadini attivi.
Qualche giorno fa, il colpo di scena, non parlerei di miracolo perché, anzi, quanto accaduto sarebbe dovuto
accadere almeno un anno fa, il Sindaco Enzo Voce, a dimostrazione che soltanto i fessi non cambiano idea e Voce assolutamente fesso sicuramente non lo è mai stato,si dichiara, nientedimeno che è “pronto a riaprire” il Castello.

Non mi attendo un voltafaccia altrettanto spettacolare da parte di qualche altro protagonista di questa
disarmante ed inqualificabile vicenda che mi auguro, piuttosto, voglia da oggi in poi soltanto astenersi
dall’infierire oltremodo su questa nostra sfortunata Città, votata all’ingratitudine dei suoi figli migliori.
Ritengo invece che sia vitale guardare avanti e con il voto del sette aprile il Consiglio Comunale ha l’occasione
di coronare la legittima aspirazione di questa nostra Comunità che pretende un’assunzione di responsabilità
da parte di chi ha eletto e non soltanto avuto riguardo alla non procrastinabile riapertura del Castello, ma anche in ordine, ad esempio, alla negata fruizione di tutti quei luoghi, come quelli ospitanti gli straordinari ritrovamenti archeologici sottostanti i locali dell’ex Banca Popolare Cooperativa, oggi Banca Popolare
dell’Emilia Romagna che possono essere resi visitabili solo con un po di buona volontà.
Sono certo che il Consiglio Comunale non vorrà sottrarsi, perché non si dica che 17 mesi non sono serviti a
renderci consapevoli dei nostri doveri più imprescindibili e se invece questo tempo fosse trascorso invano e
non lo credo, sarebbe allora il caso di prendere atto anche di questo.
Consigliere comunale
avv. Fabrizio Meo