

Diritto di replica
Riceviamo e pubblichiamo
Dopo essere stato investito da un polverone social mediatico, che ha generato gratuita indignazione, il Comprensivo “Alcmeone” di Crotone, consapevole di avere come missione primaria quella di essere una comunità educante per l’eterogeneità di tutti gli alunni e le famiglie che quotidianamente accoglie, sente, con la sua dirigente Anna Iannone, forte il dovere di chiarire quanto accaduto nella giornata di lunedì 30 settembre, quando si è diffusa la notizia secondo la quale un bambino portatore di handicap sarebbe stato ingiustamente discriminato, perché escluso dal servizio mensa e dalle attività pomeridiane per l’assenza della docente di sostegno.
Se ciò fosse realmente accaduto, ognuno di noi – che da anni dedica la sua vita alla scuola e all’inclusione di tutti gli alunni nella società attraverso il diritto all’istruzione e che, soprattutto, lo fa nel comprensivo che accoglie in città il numero più alto di portatori di handicap (circa 80) – avrebbe biasimato una tale condotta appellandosi alla giustizia, ma non come hanno fatto in troppi, che la giustizia la hanno rivendicata solo dalla tastiera di un cellulare; ci saremmo assunti la responsabilità di percorrere tutte le strade formali per tutelare il nostro alunno. Non lo abbiamo fatto perché chi agisce con responsabilità prima verifica le notizie, diversamente da quanto accade quando agisce la folla sui social network lasciandosi contagiare come accade con i virus, diversamente da come hanno fatto anche alcune testate locali alle quali non mancheremo di chiedere conto nelle opportune sedi legali.
Non ci lasceremo circuire da inutili pettegolezzi perché noi siamo la scuola, dobbiamo garantire equilibrio e serietà per la nostra utenza ed abbiamo delle responsabilità diversamente da chi scrivendo sui social non se ne assume in cambio di una manciata di like. Abbiamo invece verificato, ascoltato tutte le voci, anche quella degli interessati, per arrivare alla conclusione che quanto dichiarato dal genitore non corrisponde alla verità dei fatti: per cominciare il bambino in questione ha una maestra di sostegno, la quale come tutti i lavoratori rispetta un orario, che nella giornata di lunedì si conclude alle ore 13.00. La stessa docente, però si è anche proposta di aspettare oltre il proprio orario di lavoro quando è stata chiamata sul telefono dalla madre del bambino, che chiedeva informazioni circa la gestione del bambino in assenza della docente di sostegno e vista la momentanea assenza degli educatori per le ore pomeridiane; come appurato attraverso gli insegnanti e gli stessi genitori il bambino ha regolarmente pranzato a mensa (il genitore ha infatti rettificato il post di denuncia pubblicato su Facebook). Nessuno lo ha respinto da scuola o ha chiamato la mamma chiedendo di andare a scuola a prenderlo, la signora è stata solo informata (lo precisiamo: la mamma ha telefonato) del fatto che essendosi concluso l’orario con la maestra di sostegno il bambino sarebbe stato coinvolto in un gruppo di lavoro con bambini coetanei, così come era già stato concordato prospettando questa attività progettuale pomeridiana alla famiglia.
Inoltre la scuola sa di poter contare nelle settimane a venire, per le ore pomeridiane, sulla figura degli educatori, che al momento non sono presenti non per negligenza della scuola, ma solo perché non è stato espletato il bando.
All’origine di tutta la vicenda, a quanto pare, ci sono esclusivamente incomprensioni e disguidi di natura coniugale, che esulano completamente l’operato della scuola, nonostante sia stata l’unica ad essere additata.
Al momento, infatti, i due genitori non sanno dire chi avrebbe respinto il loro bambino (se esistesse un responsabile saremmo pronti a perseguire una tale condotta) riconoscendo una palese difficoltà a comunicare tra loro.
Tanto volevamo far presente, non per giustificarci, sappiamo bene che nella scuola ogni impresa è migliorabile, ma perché sentiamo il dovere di dire alla nostra comunità che la scuola va difesa, invitata a crescere e migliorarsi, non abbattuta. Ai nostri alunni vorremmo insegnare a saper riconoscere la verità, andando oltre l’oppio dei social e della rete, dove le parole non costano nulla, ma possono far male, essere diseducative togliendo credibilità a chi ne ha bisogno per allevare futuri cittadini.
L’I. C. Alcmeone





