

Riceviamo e pubblichiamo
25 APRILE: LA LIBERTÀ RICONQUISTATA E L’ALBA DI UNA NUOVA COSCIENZA CRISTIANA E DEMOCRATICA
Il 25 aprile è la memoria che ci fonda, la ferita che ci ha unito, la speranza che ci ha fatto rialzare. È la Festa della Liberazione: non solo dal giogo nazifascista, ma dall’odio, dalla paura, dalla negazione dell’altro.
Quel giorno del 1945 segnò l’inizio di un nuovo cammino. Un cammino difficile, ma guidato da una nuova coscienza collettiva, alimentata da diverse anime: quella laica, quella socialista, quella liberale — e in modo particolare, quella cristiana, che seppe incarnare con straordinaria forza i valori della dignità umana, della pace, della solidarietà.
Tra i padri di questa rinascita, figura luminosa fu Alcide De Gasperi, perseguitato dal fascismo, fondatore della Democrazia Cristiana, uomo di fede e di visione. A lui si deve non solo una parte importante della Costituzione, ma anche una testimonianza viva di moralità pubblica. Diceva: “Abbiamo combattuto per un ideale, non per odio. Abbiamo scelto la via difficile della democrazia, perché solo la democrazia è la via della libertà nella giustizia”.
Queste parole, oggi, suonano come un promemoria per ciascuno di noi. Perché la libertà non è solo un diritto: è un compito. Non si eredita, si custodisce.
Ma il seme cristiano della Resistenza non germogliò solo nei palazzi della politica. Viveva anche tra i poveri, nei campi, nelle canoniche, nei monasteri che salvarono ebrei, perseguitati, renitenti alla leva. In quei giorni oscuri, la coscienza cristiana fu spesso luce nella notte.
Lo ricordava Don Primo Mazzolari, parroco di campagna, voce profetica e scomoda, nel suo celebre appello “Tu non uccidere”: “Noi cristiani abbiamo il dovere di piangere ogni uomo, anche il nemico. La pace non si conquista con le armi, ma con il cuore”.
E ancora più radicale fu Don Lorenzo Milani, che educò i ragazzi poveri alla libertà attraverso l’istruzione, unica vera arma contro l’oppressione:
“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.
Così l’Italia si rialzò: unita non da un’ideologia, ma da un sentimento condiviso di giustizia, di compassione, di libertà. Un’Italia che seppe perdonare, ma non dimenticare. Che costruì la democrazia con le mani e con il cuore.
Oggi, in un tempo dove le parole vengono svuotate e la verità manipolata, il 25 aprile è ancora più urgente. È la radice della nostra Repubblica. È la voce dei nostri nonni che ci dice: “Non lasciate che il sacrificio sia vano”. È la voce di Dio che sussurra: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
E allora celebriamo questa giornata come rinascita civile e spirituale. Come ricordo vivo. Come promessa. Come impegno.
“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” – Piero Calamandrei, padre costituente.
Il 25 aprile ecla Festa della Liberazione. Ma anche festa della coscienza, della fraternità, della fede che si fa giustizia.
Una festa che non passa, perché il bene non passa mai.
Coscienza e verità
Dottor Carmelo Antonio Comi
Democrazia Cristiana Crotone





