

Riceviamo e pubblichiamo
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Il recente episodio avvenuto a La Spezia, che ha visto un ragazzo accoltellato, ha scosso profondamente lโopinione pubblica e riportato al centro del dibattito un tema che non puรฒ piรน essere rimandato: la sicurezza dei giovani e il ruolo educativo della scuola e della famiglia.
Al di lร delle responsabilitร individuali e delle indagini della magistratura, che faranno il loro corso, ciรฒ che emerge con forza รจ il fallimento di un sistema che troppo spesso interviene solo dopo che il danno รจ stato fatto.
La scuola dovrebbe essere, per definizione, un luogo protetto.
Non solo uno spazio di apprendimento nozionistico, ma un ambiente sicuro in cui i ragazzi possano crescere, confrontarsi e imparare a gestire conflitti ed emozioni. Quando episodi di violenza entrano, direttamente o indirettamente, nella vita scolastica, significa che qualcosa si รจ spezzato nel patto educativo tra istituzioni, famiglie e societร .
Garantire la sicurezza a scuola non vuol dire trasformarla in una caserma, ma investire seriamente in prevenzione: piรน educatori, piรน psicologi scolastici, piรน ascolto.
Significa riconoscere per tempo i segnali di disagio, di rabbia e di isolamento che molti giovani manifestano e che troppo spesso vengono minimizzati o ignorati.
La violenza non nasce allโimprovviso: รจ quasi sempre il risultato di un percorso di fragilitร non intercettato.
Accanto alla scuola, perรฒ, non si puรฒ eludere il ruolo centrale della famiglia.
Educare non significa solo provvedere materialmente ai figli, ma trasmettere valori, limiti e senso di responsabilitร .
Negli ultimi anni si รจ progressivamente delegato tutto alle istituzioni: alla scuola, ai social, alla strada. Eppure la famiglia resta il primo e piรน importante luogo di educazione. ร lรฌ che si impara il rispetto dellโaltro, il controllo della rabbia, il peso delle proprie azioni.
Il caso di La Spezia ci obbliga a una riflessione collettiva, scomoda ma necessaria. Non bastano le condanne a caldo o lโindignazione momentanea.
Serve un impegno concreto per ricostruire una rete educativa solida, in cui scuola e famiglia tornino a collaborare, condividendo responsabilitร e obiettivi. Solo cosรฌ si potrร prevenire davvero, e non limitarsi a contare le conseguenze.
Proteggere i ragazzi significa proteggerne il futuro. E questo รจ un dovere che riguarda tutti.
La scuola non puรฒ e non deve essere vista come un luogo dove si accumulano ansie, conflitti e pericoli. Essa รจ e deve restare un luogo di crescita, di confronto, di cura e di sano sviluppo umano e culturale.
ร il secondo spazio della vita di tanti giovani, quello in cui si formano le coscienze, si costruiscono amicizie, si imparano le regole della convivenza e si costruisce il futuro.
Eppure oggi ci troviamo a fare i conti con una realtร in cui la violenza fra giovani non รจ piรน un fatto isolato, ma un sintomo di fragilitร , solitudine e difficoltร nel gestire emozioni profonde, frustrazioni e relazioni complesse. Molti esperti parlano di una pericolosa normalizzazione della violenza, di come la rabbia e lo scontro siano diventati linguaggi quotidiani fra i nostri ragazzi.
I nostri ragazzi sono vulnerabili, e questa vulnerabilitร non รจ solo individuale: รจ sociale, culturale, emotiva. Crescono in un mondo dove la pressione dei social, i modelli comunicativi aggressivi, le relazioni conflittuali e lโincapacitร di riconoscere e gestire le proprie e altrui emozioni diventano fattori di rischio reali.
ร qui che la scuola e la famiglia devono lavorare insieme, non in competizione, ma complementari nei loro ruoli educativi.
La scuola deve essere un luogo sicuro, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto sotto il profilo educativo e relazionale.
Dobbiamo fare in modo che ogni ragazzo si senta ascoltato, protetto, accompagnato; che esista una rete di attenzione psicologica, di educazione allโascolto, di mediazione dei conflitti.
Questo richiede investimenti, formazione degli adulti e strutture di sostegno allโinterno degli istituti.
In questi giorni si sta discutendo anche a livello nazionale di un pacchetto di norme sulla sicurezza, che include misure di controllo piรน strette e la possibilitร di introdurre strumenti come i metal detector in certi casi segnalati, ma anche norme piรน severe sul porto di coltelli e sanzioni in caso di violazioni legate agli strumenti atti ad offendere.
Questa รจ una delle tante risposte che il Governo sta valutando alla luce dei tanti episodi di violenza.
Da un lato si sta cercando di rafforzare la necessitร di rrafforzare la protezione fisica e psicologica degli studenti, dallโaltro di iinvestire nel sistema scolastico come luogo di crescita e formazione.
Queste risposte istituzionali possono aiutare a contrastare la violenza e rendere piรน sicuri i luoghi scolastici, ma non bastano da sole.
La sicurezza non si costruisce solo con barriere o controlli: si costruisce se ogni ragazzo sa di potersi rivolgere a un adulto di fiducia, se si educa al rispetto, allโempatia, alla responsabilitร reciproca, se la comunitร intera si prende cura dei piรน fragili.
E qui ritorna il ruolo fondamentale delle famiglie. Nessuna scuola, nessuna istituzione puรฒ sostituirsi alla responsabilitร educativa originaria delle famiglie.
Educare significa dare radici e ali: insegnare il rispetto per la vita, per gli altri, per le regole; saper ascoltare senza minimizzare; riconoscere i segnali di sofferenza prima che diventino tragedie. Come ha ricordato lo zio di Abanoud, lโeducazione parte in casa, ma trova nella scuola il suo ulteriore spazio di conferma e sostegno.
Oggi, mentre ricordiamo Abanoud e ci stringiamo alla sua famiglia nel dolore, dobbiamo anche impegnarci affinchรฉ nessun altro giovane debba conoscere un destino simile. Possiamo farlo insieme: famiglie, insegnanti, studenti, istituzioni e comunitร .
Con umiltร , con coraggio, con attenzione, con responsabilitร .
Perchรฉ ogni ragazzo e ogni ragazza devono poter dire, quando varcano la soglia della scuola: qui mi sento al sicuro, qui posso crescere, qui mi ascoltano e mi aiutano a diventare la migliore versione di me stesso.
LUIGINA VALLONE
Consigliere Comunale di Fratelli d’Italia





