

Riceviamo e pubblichiamo
“Per un pugno ……. di voti!!!!!!!
C’era da aspettarselo, e i fatti accaduti in queste ultime settimane lo hanno confermato, che l’importante appuntamento elettorale ormai alle porte avrebbe riservato uno spettacolo indecente ad una comunità che assiste sempre più sgomenta e ammutolita ai ‘patteggiamenti’ della mala politica.
Una pletora di mercanti, ai quali evidentemente il fruscio delle schede evoca il tintinnio dei denari, è tornata ad affacciarsi sulla pubblica via per offrire i propri servigi, ovviamente ‘per il bene della città’. Se poi per raggiungere il nobilissimo intento occorre calpestare i buoni principi e cedere a qualche compromesso, ma eventualmente anche a più d’uno, poco importa. Il fine giustifica i mezzi, predicava Machiavelli.
Con buona pace di dignità e coerenza, valori che pure dovrebbero appartenere, senza cedimento alcuno, al patrimonio genetico di quanti decidono di abbracciare il ‘sacrificio’ della politica, accettando di mettersi al servizio degli altri. E, invece, di quei valori non è rimasto neppure il simulacro. L’incoerenza di quanti saltellano leggiadri da un carro dei vincitori all’altro come nel gioco della campana viene spacciata per ‘libertà di scelta’, l’essere scevri da obsoleti vincoli di partito o da rigidità ideologiche, perché l’unica cosa che conta è l’interesse della propria comunità; in una frase: ‘civico ergo sum’.
Ma se la coerenza, almeno agli occhi di costoro, è un valore che può essere anche sacrificato, seppure questo finisca per disgustare ancor di più i quattro elettori rimasti, ciò che bisognerebbe tenersi ben stretto è, almeno, la dignità, quella personale ma anche del gruppo o del sodalizio del quale si fa parte. Da chi fa politica dovrebbe essere considerata patrimonio indisponibile e invece è diventata merce di scambio al pari della coerenza. La politica è sangue e merda, diceva un importante politico della prima repubblica. A Crotone si è seccato pure il sangue.
Tralascio, per evidente indifferenza, di esprimermi sulle traversie del cosiddetto campo largo. Ma non possono che suscitarmi un moto di ripulsa le vicissitudini di un centrodestra che ben altra sorte avrebbe potuto conoscere sia in città che nel territorio se solo avesse capitalizzato il consenso riscosso appena cinque anni fa e lasciato crescere una classe dirigente all’altezza di affrontare oggi, con ben altra consapevolezza, la sfida delle amministrative.
Coerenza, ma anche dignità, avrebbero dovuto suggerire alle forze di centrodestra di proseguire in un’opposizione ferma e costruttiva ad una squadra di avventizi della politica e della pubblica amministrazione che ha mostrato, fin dal primo giorno, il suo vero volto: quello del trasformismo finalizzato al mantenimento del potere, guidata da un sindaco eletto con i voti Pd e M5s, poi inutilmente rincorsi alle provinciali, e via via transumato sulle sponde del centrodestra.
Di Forza Italia, in particolare, la prima a rompere il fronte dell’opposizione pur di garantirsi la conquista di un importante capoluogo come Crotone. Gli espliciti endorsement al sindaco Enzo Voce da parte del governatore Occhiuto come del plenipotenziario Ferrari sono tristemente immortalati nelle foto di cronaca delle ultime settimane, compresa quella del taglio della torta per festeggiarne la ricandidatura.
Nè Occhiuto, nè Ferrari hanno avuto alcunchè da ridire sulle continue giravolte di quel sindaco, nato Cinque Stelle, eletto come fiero e tenace ambientalista che avrebbe dovuto sgominare le armate dell’Eni per poi tradire, uno per uno, tutti i suoi cavalli di battaglia: trasformandosi in fervente sostenitore del centrodestra, avventurandosi senza un rossore in lodi sperticate all’operato della premier Meloni, scendendo a compromessi con l’Eni su una bonifica alla quale non crede più nessuno, cedendo ai diktat ministeriali e trasformando il progetto Antica Kroton in un banale programma di lavori pubblici.
E neppure Voce ha proferito parola allorquando, soltanto pochi giorni fa, la magistratura ha acceso i riflettori sulla gestione dell’ente Provincia amministrato dai suoi nuovi alleati di Forza Italia. Non interessa qui la vicenda giudiziaria, pesa come un macigno, piuttosto, quella politica.
Su questa vicenda non ha manifestato riprovazione alcuna, tanto per rimanere sulla scia della dignità e della coerenza, neppure Fratelli d’Italia. Anzi, se possibile, ha fatto di peggio. Per quasi cinque anni i meloniani hanno lanciato strali contro l’amministrazione comunale: mai con Voce era il leit motiv di ogni loro documento politico. Anche quando era ormai chiaro che il sindaco stesse transumando verso Forza Italia. Poi è arrivato il diktat di Donzelli e Wanda Ferro che in ambito regionale ha concordato con gli altri alleati del centrodestra i candidati da schierare nei vari capoluoghi e la musica è cambiata. Contrordine camerati: si vota Enzo Voce. Il risultato, a quanto pare, è un partito sfasciato.
Mai quanto i Noi Moderati, vero casus belli di questa tristissima campagna elettorale. Ebbene il partito che in Calabria fa capo all’immarcescibile Pino Galati, in città e nella provincia era diventato, almeno fino a poco tempo fa, una vera e propria roccaforte del centrodestra, tanto che solo grazie ai voti del crotonese è riuscito a fare eleggere addirittura due consiglieri regionali: Vito Pitaro e Riccardo Rosa, per non parlare delle 3.200 preferenze ottenute dalla crotonese doc Giusy Mellace (a fronte dei miseri 1.190 di Rosa). Noi Moderati evidentemente è stato premiato anche per la fermezza con la quale si è sempre opposto all’amministrazione Voce; lo stesso Sergio Torromino, di fronte al connubio sempre più stretto che andava prendendo forma tra Forza Italia e il sindaco trasformista, aveva deciso di abbandonare il suo partito e aderire al nuovo con l’immediata promozione a vice coordinatore regionale. L’ambizione, affatto nascosta, era quello di realizzare un terzo polo alternativo a Voce e ai suoi nuovi alleati candidando Torromino a sindaco. Come sia andata a finire è noto alle cronache. I soliti diktat provenienti dai vertici regionali del centrodestra hanno imposto di sostenere la ricandidatura del sindaco uscente. Torromino ha firmato insieme agli altri esponenti di vertice di Noi Moderati un documento di incondizionato sostegno a quel Voce che aveva fin lì contrastato apertamente. E altrettanto sono stati costretti a fare i responsabili locali del partito Gualtieri e Pagliaroli (forse non tanto costretti). Unica eccezione Fiorino e Pedace che, con un triplice salto mortale, hanno saltato la barricata pur di restare all’opposizione del sindaco uscente. Facile prevedere, a questo punto, che Noi Moderati nel crotonese tornerà a percentuali da prefisso telefonico, con buona pace di Pitaro e Rosa e Galati. Se il fine giustificasse i mezzi si potrebbe anche capire. Ma in questa storia non ci sarà alcun lieto fine. Nel senso che Noi Moderati non otterrà alcun beneficio per Crotone, a partire dall’assessorato regionale, carica per la quale si attendeva la nomina di un crotonese. Roba da far ribollire il sangue. Ma a Crotone si è seccato pure il sangue”.
Consigliere comunale
Antonio Manica





