

Riceviamo e pubblichiamo
La scelta di candidarmi al Consiglio comunale di Crotone nasce da una convinzione profonda: la nostra città, ancora oggi, non ha una visione chiara e coraggiosa, capace di indicare la direzione da seguire per tornare al centro del proprio destino. La strada per riconquistare autonomia, dignità e sviluppo, per tornare a essere una comunità capace di decidere il proprio futuro, è ancora lontana.
In questi anni sono state realizzate opere importanti, ed è giusto riconoscerlo. Ogni intervento che migliora gli spazi urbani, i servizi, i luoghi della socialità o la qualità materiale della città, rappresenta un fatto positivo. Ma nessuna opera può bastare davvero se non si inserisce in un progetto generale, capace di creare prospettiva, lavoro, servizi e fiducia.
Il vero banco di prova di ogni amministrazione non è soltanto ciò che costruisce, ma la sua capacità di rendere una città più vivibile, più giusta e più attrattiva. I veri indicatori di crescita per una comunità registrano valori positivi quando le famiglie restano, i giovani decidono di non andare via, quando nuove persone scelgono di venire a vivere qui perché vedono opportunità, qualità della vita e futuro.
Oggi, invece, continuiamo a fare i conti con una tendenza preoccupante: meno nascite, meno giovani, meno famiglie che scelgono di rimanere. È questo il nodo da affrontare con coraggio. Perché una città che perde popolazione, energie e speranza rischia di svuotarsi lentamente, anche quando prova a modernizzarsi.
Per questo ho deciso di candidarmi: perché credo che Crotone debba finalmente dotarsi di una visione di lungo periodo, capace di unire sviluppo economico, giustizia sociale, cultura, formazione, ambiente, salute e qualità della vita. Una visione che sappia valorizzare ciò che di buono è stato fatto, ma che abbia anche la forza di dire che non basta amministrare l’esistente: bisogna costruire una prospettiva nuova.
Questa prospettiva, per essere credibile, deve collocare Crotone nel Mediterraneo, cioè nello spazio naturale della sua storia e della sua vocazione. Crotone non può più pensarsi come una periferia marginale, ma deve tornare a essere una città-ponte tra il Sud Italia e il Sud del Mediterraneo, capace di valorizzare il porto, la posizione geografica, la cultura della Magna Grecia, le competenze agricole e agroalimentari, la filiera della trasformazione e il patrimonio ambientale e paesaggistico. Una città che vuole crescere davvero deve saper unire cultura, commercio, ricerca e relazioni internazionali, trasformando il proprio capitale storico e territoriale in una leva di sviluppo.
Crotone può diventare un hub culturale, economico e commerciale solo se saprà dotarsi di un centro di ricerca agricolo capace di attrarre capitali dal Mediterraneo, se sceglierà di investire in una direzione precisa, attraverso una strategia integrata: cultura come identità, agricoltura come piattaforma di innovazione, porto-logistica come acceleratore e ZES come leva per gli investimenti. Il punto di partenza è già favorevole: il Sud Italia è indicato come seconda economia più attrattiva nel Mediterraneo nel 2026 e Crotone dispone di potenziali asset concreti come porto, aeroporto, area industriale e competenze agricole territoriali. Il programma di Giuseppe Trocino va esattamente in questa direzione, quando indica il rilancio dello scalo marittimo sotto il profilo turistico e commerciale, la promozione di un turismo integrato ambientale, sportivo, culturale ed enogastronomico e il sostegno alla trasformazione dei prodotti del territorio per portarli sui mercati internazionali. Il centro storico, il porto, l’area industriale e le campagne circostanti devono funzionare come parti di un’unica filiera di valore. Questo consente di attrarre non solo turismo, ma anche imprese, formazione, ricerca e capitale privato.
Anche sul terreno culturale esistono già segnali concreti di una possibile centralità mediterranea. Il progetto del Museo di Pitagora e dei suoi giardini mira, infatti a generare opportunità di crescita economica e culturale per la città, rafforzando l’offerta didattica, la programmazione di eventi, la digitalizzazione e una leadership culturale di respiro nazionale e internazionale. Questo dimostra che la vocazione di Crotone può essere costruita a partire dalla sua identità, senza rinunciare all’innovazione.
Il cuore dell’idea può essere un Centro mediterraneo di ricerca agroalimentare a Crotone, costruito sulle competenze già presenti nell’area. L’ARSAC ha a Crotone un Centro di divulgazione agricola che offre consulenza tecnica, formazione, analisi del suolo, panel test sugli oli, supporto all’agriturismo e collaborazione con università e istituzioni regionali. Questo è un punto di partenza concreto: non bisogna inventare tutto da zero, ma trasformare la divulgazione agricola in ricerca applicata, trasferimento tecnologico e incubazione d’impresa.
Il modello più credibile è quello di una città che offre tre cose insieme: conoscenza, qualità e accesso ai mercati. La conoscenza viene dal centro di ricerca agricola; la qualità viene dalle filiere territoriali e dal patrimonio culturale; l’accesso ai mercati viene da porto, ZES e relazioni mediterranee. In questo schema, un investitore tunisino, egiziano, greco o marocchino non trova solo un terreno o un capannone, ma un sistema che offre ricerca, servizi, formazione, logistica e reputazione.
Questa visione coraggiosa e progressista ho condiviso e sostengo nel programma di Giuseppe Trocino. Perché nel suo progetto politico ho ritrovato l’idea di una città che, oltre allo sviluppo euromediterraneo, mette al centro salute, ambiente, giovani, periferie, partecipazione democratica e sviluppo sostenibile, ma anche la volontà di restituire a Crotone un ruolo, una funzione e una direzione storica nel mare che l’ha vista nascere.
La mia candidatura nasce da questo impegno: contribuire a dare a Crotone una direzione, una visione e una prospettiva reale di rinascita. Perché il futuro di una città non si misura solo dalle opere che inaugura, ma da quante persone riesce a trattenere, da quante famiglie scelgono di viverci e da quanta speranza sa generare. E oggi Crotone ha bisogno esattamente di questo: tornare a credere in sé stessa, tornare al centro del proprio destino, tornare protagonista nel Mediterraneo.
Davide Dionesalvi
Candidato al Consiglio comunale di Crotone a sostegno di Giuseppe Trocino





